Febbraio si è aperto con un bilancio drammatico sulle montagne italiane. In appena dieci giorni, lungo la catena alpina, si sono registrati dodici incidenti da valanga, dieci dei quali con esito mortale. Un dato che impone attenzione e che trova riscontro nell’ultimo aggiornamento diffuso mercoledì 11 febbraio dal Centro Nazionale Meteomont dei Carabinieri.
Il personale del Servizio Meteomont — struttura incardinata nel Comando Carabinieri Tutela Forestale e Parchi del Comando Unità Forestali Ambientali e Agroalimentari — è intervenuto sui luoghi degli eventi per raccogliere dati nivologici e stratigrafici, indispensabili a ricostruire le cause dei distacchi e le dinamiche valanghive. Un lavoro tecnico e scientifico che, oltre all’attività di soccorso, consente di aggiornare quotidianamente i bollettini di previsione del pericolo.
Pericolo elevato su tutto l’arco alpino
Nel corso della prima decade di febbraio i bollettini hanno segnalato un livello di pericolo compreso tra forte (grado 4) e marcato (grado 3) su gran parte delle Alpi. Si tratta di una classificazione che indica la possibilità di distacco, sui pendii ripidi, di numerose valanghe spontanee o provocate anche da un debole sovraccarico — come il passaggio di un singolo sciatore — con eventi anche di grandi dimensioni.
Le criticità sono strettamente legate alle abbondanti nevicate delle ultime settimane che, soprattutto alle quote più elevate, hanno favorito la formazione di importanti accumuli. Ma è la struttura interna del manto nevoso a rappresentare il vero fattore di instabilità.
Sulle Alpi centrali e orientali, in particolare, la sequenza di incidenti è stata innescata dalla sollecitazione di uno strato di neve fresca depositatosi dopo un lungo periodo asciutto. Nei versanti settentrionali il marcato gradiente termico ha favorito la formazione di strati estremamente fragili, costituiti da cristalli angolari a debole coesione. Strati difficili da individuare perché sepolti sotto la neve recente e, in alcuni casi, sopra brina di superficie anch’essa inglobata nel manto.
Il risultato è un quadro insidioso: una superficie apparentemente compatta e invitante per gli amanti del fuoripista, ma in realtà strutturalmente instabile, con possibilità di rottura e propagazione della frattura anche a notevole distanza dal punto di sollecitazione.
La situazione attuale: grado 3 su gran parte delle Alpi
Alla data odierna, il grado di pericolo resta marcato (3) su tutto l’arco alpino. In Piemonte la classificazione riguarda tutte le quote, mentre negli altri settori si registra una differenziazione altimetrica: il livello 3 interessa le aree oltre i 1500 metri sulle Alpi Giulie e oltre i 1900 metri sulle Alpi Retiche. Al di sotto di tali quote il pericolo scende a moderato (2).
Tra le problematiche principali segnalate dal Meteomont figurano:
- Strati deboli persistenti in Lombardia, capaci di mantenere instabilità anche a distanza di giorni dalle nevicate.
- Lastroni da vento su Nord-Est e Piemonte, frutto dell’intensa attività eolica associata alle recenti perturbazioni atlantiche.
In Liguria sono state osservate valanghe di piccole e medie dimensioni e fenomeni di “bocche di balena” oltre i 1700 metri, chiaro indicatore di tensioni interne al manto nevoso.
Appennino: neve discontinua ma rischi localizzati
Sulla dorsale appenninica la copertura nevosa è più discontinua, ma non mancano situazioni di attenzione. Il pericolo è classificato moderato (2) alle quote più elevate dell’Appennino Tosco-Emiliano, lungo i rilievi dell’Italia centrale, nonché sui settori lucano e calabro.
Anche qui i principali fattori di rischio sono rappresentati da lastroni da vento e strati deboli persistenti. Sull’Appennino toscano preoccupano le cornici osservate su alcuni crinali delle Alpi Apuane e dell’Appennino settentrionale, potenzialmente soggette a cedimenti improvvisi. Sui rilievi laziali, invece, l’insidia è costituita dalla presenza di neve pallottolare sepolta sotto l’ultimo strato di precipitazione: una superficie di scivolamento che può favorire il distacco della massa sovrastante.
L’appello: prudenza e consapevolezza
Il Servizio Meteomont dei Carabinieri richiama alla massima prudenza. L’attrazione esercitata dalla montagna innevata — sottolineano gli esperti — non può tradursi in sottovalutazione del rischio. Informarsi preventivamente, conoscere i propri limiti tecnici, portare con sé e saper utilizzare correttamente il kit di autosoccorso (Artva, pala e sonda) sono condizioni imprescindibili. E, se necessario, è fondamentale saper rinunciare o modificare l’itinerario scegliendo percorsi più sicuri.
I bollettini di previsione del pericolo valanghe sono consultabili quotidianamente sul sito meteomont.carabinieri.it e tramite l’app dedicata “Meteomont Carabinieri”. In montagna, ricordano gli operatori, la prima forma di sicurezza resta la consapevolezza.
