16 Agosto 2026, domenica
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Strage di Crans Montana, il proprietario del Constellation: “Estintori inutilizzati, tutti cercavano la fuga”

Interrogato a Sion Jacques Moretti, indagato con la moglie per il rogo di Capodanno costato la vita a 41 persone. Le perizie: assenti i cartelli catarifrangenti di segnalazione. “Li avevo fissati con biadesivo, si staccavano”.

Quattro estintori, nessuno azionato. È uno dei dettagli più crudi emersi dall’interrogatorio di Jacques Moretti, proprietario del discobar Constellation, ascoltato a Sion nell’ambito dell’inchiesta sulla strage di Crans Montana: 41 morti, 115 feriti, un incendio divampato nella notte di Capodanno e diventato in pochi minuti una trappola letale nel locale interrato.

“Nessuno li ha usati perché tutti pensavano solo a scappare”, ha dichiarato Moretti agli inquirenti. Il titolare non si trovava nel locale al momento del rogo, ma è indagato insieme alla moglie Jessica Maric per la tragedia che ha sconvolto il Vallese e l’intera Svizzera, riaprendo il dibattito sulla sicurezza nei luoghi di intrattenimento.

Gli estintori mai impiegati

Il dato, certificato dalle perizie tecniche, pesa come un macigno. Nel seminterrato del Constellation erano presenti quattro estintori, ma nessuno sarebbe stato utilizzato nei primi istanti dell’incendio, quando – secondo gli investigatori – un intervento tempestivo avrebbe potuto almeno tentare di contenere le fiamme.

La versione di Moretti punta sul fattore umano: il panico. La dinamica, ancora in fase di ricostruzione, racconta di un incendio sviluppatosi rapidamente in uno spazio chiuso, affollato per la festa di fine anno. In quelle condizioni, sostiene il proprietario, la reazione istintiva sarebbe stata una sola: cercare un’uscita.

Resta tuttavia aperta la domanda centrale dell’inchiesta: in un locale aperto al pubblico e affollato in una serata ad alta densità, i presidi antincendio erano adeguatamente segnalati e accessibili?

La questione dei cartelli mancanti

Le perizie hanno accertato un’altra circostanza rilevante: l’assenza di cartelli catarifrangenti che segnalassero la presenza degli estintori. Un elemento non secondario in un ambiente interrato, dove fumo e oscurità possono rendere invisibili anche oggetti a pochi metri di distanza.

Moretti, su questo punto, ha fornito una spiegazione che ora sarà oggetto di verifica: “Non mi ricordo della loro presenza, li avevo incollati con un nastro biadesivo ma si staccavano facilmente al passaggio delle persone”. E ancora: “Ho controllato e anche in questo palazzo in cui siamo oggi c’è lo stesso problema: si scollano anche qui”.

Una giustificazione che, se confermata, aprirebbe interrogativi sulla manutenzione e sull’effettiva conformità alle norme di sicurezza. La segnaletica di emergenza, per legge, deve essere stabile, visibile e resistente: non un dettaglio estetico, ma un presidio salvavita.

Le responsabilità da accertare

L’inchiesta dovrà chiarire se la tragedia sia stata determinata solo dalla rapidità con cui si sono propagate le fiamme o se vi siano state carenze strutturali e organizzative. Al centro dell’indagine ci sono la gestione del locale, il rispetto delle norme antincendio, la capienza autorizzata, le vie di fuga e l’adeguatezza dei controlli.

Il fatto che Moretti non fosse presente la notte del rogo non lo esime, sul piano giuridico, da eventuali responsabilità legate alla titolarità e alla gestione dell’attività. Con lui è indagata anche la moglie, in un procedimento che si preannuncia complesso e destinato a protrarsi a lungo.

Una notte che ha cambiato tutto

La strage di Crans Montana non è solo una vicenda giudiziaria. È una ferita collettiva. Le 41 vittime, molte delle quali giovani, e i 115 feriti raccontano il prezzo altissimo pagato in una notte che doveva essere di festa. Le famiglie attendono risposte, mentre l’opinione pubblica si interroga su controlli, responsabilità e prevenzione.

In quell’elenco di dettagli tecnici – estintori non usati, cartelli assenti, supporti che “si scollano” – si gioca ora una parte decisiva del processo. Perché, al di là del panico e dell’imprevedibilità di un incendio, la giustizia dovrà stabilire se quella fuga disperata sia stata l’unica possibilità rimasta o la conseguenza di omissioni che potevano essere evitate.

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