I colloqui tra Stati Uniti e Iran sul dossier nucleare ripartono sotto il segno di un cauto ottimismo. A dirlo è direttamente Donald Trump, che nelle ultime ore ha espresso valutazioni positive sull’ultimo round di negoziati svoltosi a Muscat, in Oman. «Sono stati molto buoni. Sembra che l’Iran voglia davvero raggiungere un accordo», ha dichiarato il presidente americano parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, durante il viaggio verso la sua residenza di Mar-a-Lago per il fine settimana.
Un segnale politico non secondario, soprattutto considerando la fragilità del quadro regionale e il peso strategico del dossier nucleare iraniano. Trump ha inoltre annunciato che le parti torneranno a incontrarsi «all’inizio della prossima settimana», lasciando intendere che il canale diplomatico resta aperto e attivo.
Il negoziato di Muscat si è svolto in un formato ormai collaudato: a guidare le delegazioni sono stati il ministro degli Esteri iraniano Seyed Abbas Araghchi e l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff, con l’Oman nel ruolo chiave di mediatore. Un contesto riservato, lontano dai riflettori, ma tradizionalmente considerato uno dei più efficaci per favorire il dialogo tra due Paesi che non intrattengono relazioni diplomatiche formali da oltre quattro decenni.
Non è la prima volta che Washington e Teheran provano a riannodare i fili del confronto. Già nell’aprile dello scorso anno erano stati avviati colloqui mirati: un primo incontro in Oman il 12 aprile, seguito da una seconda tappa in Italia il 19 aprile e da un terzo round nuovamente a Muscat una settimana più tardi. Un percorso accidentato, che sembrava però aver portato risultati concreti.
A maggio 2025 lo stesso Trump aveva dichiarato che le parti erano «molto vicine a un accordo». Ma l’equilibrio si ruppe improvvisamente alla vigilia del ciclo di colloqui previsto per giugno, quando Israele lanciò una serie di attacchi contro obiettivi iraniani. Ne seguì un conflitto durato dodici giorni, che vide anche l’intervento diretto degli Stati Uniti con bombardamenti su tre siti nucleari iraniani, nell’ambito dell’operazione denominata Midnight Hammer.
Oggi, a distanza di mesi da quell’escalation, il ritorno al tavolo negoziale segnala la volontà di entrambe le parti di evitare una nuova spirale di confronto militare. Resta da capire se l’ottimismo espresso dalla Casa Bianca troverà riscontro nei prossimi incontri e, soprattutto, se si tradurrà in un’intesa capace di reggere alle pressioni interne e agli equilibri instabili del Medio Oriente. Per ora, la diplomazia è tornata a parlare. E non è poco.
