25 Settembre 2026, venerdì
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Sarracino (Pd): “La riforma sui Lep rischia di spaccare il Paese. Bocciatura trasversale dalle Regioni”

Autonomia differenziata e Lep, nuovo stop istituzionale al disegno di legge di Calderoli: Regioni e Consulta in allerta

L’Autonomia differenziata voluta dal governo continua a registrare ostacoli significativi. Dopo la sentenza della Corte costituzionale, che aveva già posto limiti chiari alla riforma proposta dal ministro Roberto Calderoli, ora arriva anche un segnale politico inequivocabile: tutte le Regioni, comprese quelle guidate dal centrodestra, hanno bocciato il disegno di legge sui Livelli essenziali delle prestazioni (Lep). La decisione della Conferenza unificata ribadisce la necessità di garantire diritti uniformi su tutto il territorio nazionale e mette in evidenza i limiti strutturali della riforma.

A commentare l’esito è Marco Sarracino, responsabile Coesione territoriale, Mezzogiorno e aree interne nella segreteria nazionale del Partito democratico. “Non è una bella giornata per l’Autonomia differenziata – dichiara –. La bocciatura delle Regioni conferma che non si possono determinare i Lep senza prevedere adeguate risorse aggiuntive e senza creare un fondo di perequazione. Altrimenti, si rischia di trasformare i cittadini in cittadini di serie A e di serie B, i cui diritti dipendono dal luogo di nascita”.

Il nodo centrale della disputa è politico e finanziario al tempo stesso. La Corte costituzionale aveva già evidenziato che la riforma dei Lep non può essere realizzata senza garanzie economiche concrete. Definire i livelli essenziali delle prestazioni senza assicurare un finanziamento adeguato, sottolineano Regioni e opposizione, significherebbe consolidare le disuguaglianze territoriali e minare la coesione nazionale.

Nonostante questi limiti, Calderoli aveva tentato di proseguire nel suo percorso, cercando di aggirare i rilievi della Consulta. Tuttavia, anche le Regioni di centrodestra hanno messo in chiaro che esistono confini istituzionali e costituzionali invalicabili. La bocciatura trasversale segna quindi non solo un punto debole per la strategia del governo, ma anche un monito alla maggioranza: il tema dell’Autonomia differenziata resta divisivo e rischia di diventare un terreno di scontro permanente tra le diverse componenti politiche.

Per il Partito democratico, la questione dei Lep è centrale anche sul piano simbolico: riguarda l’uguaglianza dei cittadini davanti ai servizi essenziali, dalla sanità all’istruzione, passando per assistenza sociale e infrastrutture. “Continueremo a chiedere al governo di fermare una riforma che spacca il Paese – conclude Sarracino – e mette in discussione la coesione nazionale”. Una presa di posizione che rilancia il dibattito sul futuro dell’unità nazionale e sulla necessità di progettare una riforma che, seppur basata sull’Autonomia, non tradisca il principio costituzionale di uguaglianza sostanziale.

La partita sui Lep è destinata a protrarsi nelle prossime settimane, tra audizioni parlamentari, confronti in Conferenza Stato-Regioni e nuove eventuali modifiche normative. Sullo sfondo resta la preoccupazione di Regioni del Sud e territori svantaggiati, che temono di essere esclusi dai benefici di una riforma che, se non calibrata correttamente, rischia di rafforzare i divari già esistenti tra Nord e Sud del Paese. Una sfida che, come sottolineano gli esperti di diritto costituzionale, potrebbe segnare una svolta significativa nella gestione delle competenze regionali e nel futuro equilibrio della Repubblica.

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