Una scala di fortuna, lenzuola annodate e manici di scopa trasformati in pioli. È così che Vasile Frumuzache, 32 anni, ex guardia giurata di origine rumena, ha tentato di evadere dal carcere di Sollicciano. Un piano rudimentale ma inquietante, messo in atto alla vigilia del processo che lo vede imputato per due omicidi efferati: quelli di Ana Maria Andrei, 27 anni, e di Maria Denisa Paun, 30 anni, escort uccise tra l’agosto 2024 e il maggio 2025 a Montecatini Terme e a Prato.
Il tentativo di fuga è stato sventato grazie all’intervento tempestivo di un agente di ronda, che ha notato i movimenti sospetti del detenuto e lo ha bloccato prima che potesse portare a termine l’evasione. Un episodio che riaccende i riflettori sulla sicurezza del penitenziario fiorentino, da tempo al centro di polemiche per carenze strutturali e organizzative.
A sottolineare la gravità dell’accaduto è il sindacato Osapp. Il delegato nazionale Canio Colangelo ha espresso “pieno apprezzamento per l’operato dell’agente”, ma nello stesso tempo ha denunciato “forti perplessità sulle capacità organizzative e sulla sicurezza della struttura”, definita senza mezzi termini “una groviera”. Una domanda, in particolare, resta sospesa: “Com’è possibile – osserva Colangelo – che un detenuto che dovrebbe essere sottoposto a sorveglianza rafforzata sia riuscito a organizzare una simile azione, con evidenti rischi anche per la propria incolumità?”.
Sulla stessa linea il sindacato Sappe Toscana. Il segretario regionale Francesco Oliviero ha parlato di “apprezzamento e gratitudine” verso il personale di polizia penitenziaria per la professionalità dimostrata, ma ha ribadito l’esistenza di “gravi carenze strutturali” all’interno dell’istituto. Parole rafforzate dall’intervento del segretario generale Donato Capece, che ha elogiato gli agenti per aver evitato “conseguenze gravissime”, rilanciando però l’allarme sulla necessità di “investimenti strutturali, nuove assunzioni e risorse adeguate” per garantire la sicurezza nelle carceri italiane.
Il tentativo di evasione di Frumuzache, autore confesso di due femminicidi che hanno scosso la Toscana, si inserisce così in un quadro più ampio di criticità del sistema penitenziario. Un campanello d’allarme che, ancora una volta, evidenzia come la tenuta della sicurezza sia affidata soprattutto alla professionalità degli agenti, spesso costretti a supplire a mancanze che vanno ben oltre le mura del carcere.
