Kiev si è svegliata ancora una volta sotto il fragore delle esplosioni. Nella notte, la capitale ucraina è stata bersaglio di un nuovo e massiccio attacco russo, condotto in più fasi e con armi diverse: prima i droni, poi i missili balistici. A riferirlo è l’agenzia ucraina Rbc, che parla di una sequenza di detonazioni violente avvertite in più zone della città.
Secondo le prime ricostruzioni, l’offensiva è iniziata con l’arrivo simultaneo di diversi gruppi di droni, utilizzati per saturare le difese e colpire obiettivi sensibili. In un secondo momento, l’attacco si è intensificato con il lancio di missili balistici provenienti dalla regione russa di Bryansk, aumentando il livello di allerta e la portata dei danni.
Il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko, ha confermato che i servizi di emergenza sono stati allertati in particolare nei distretti di Dniprovskyi e Desnianskyi, dove si sono registrate chiamate ai medici nel cuore della notte. Parallelamente, l’amministrazione militare della città ha segnalato possibili danni a diversi edifici residenziali di grande altezza e a un istituto scolastico nel distretto di Dniprovskyi, uno dei più popolosi della capitale.
Un bilancio ancora provvisorio, ma già pesante sul piano simbolico. Secondo l’agenzia Ukrinform, gli attacchi hanno colpito vari grattacieli, causando almeno due feriti. Numeri che potrebbero aggiornarsi con il passare delle ore, mentre le squadre di soccorso continuano le verifiche tra le macerie e gli edifici danneggiati.
L’ennesima notte di paura a Kiev conferma la pressione costante esercitata dalla Russia sulla capitale ucraina, non solo sul piano militare ma anche su quello psicologico. Una strategia che continua a colpire infrastrutture civili e aree abitate, mantenendo la popolazione in uno stato di allerta permanente e ricordando come il conflitto resti tutt’altro che lontano dal cuore politico e simbolico dell’Ucraina.
