13 Febbraio 2026, venerdì
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Contatti online con l’Isis: due studenti nel mirino della Procura per auto-addestramento jihadista

Indagine antiterrorismo a Napoli, coinvolto anche un minorenne

Navigavano sul web, ma secondo gli inquirenti potrebbero aver varcato una soglia ben più pericolosa. Due studenti italiani, uno dei quali minorenne, sono finiti al centro di un’indagine della Procura di Napoli e della Procura per i minorenni per il reato di auto-addestramento con finalità di terrorismo, dopo presunti contatti online con ambienti riconducibili allo Stato islamico.

L’inchiesta, ancora in una fase iniziale, punta a chiarire la reale portata dei rapporti intercorsi via Internet con presunte cellule dell’Isis e soprattutto a comprendere se si sia trattato di una condotta superficiale e inconsapevole, maturata durante la navigazione in rete, oppure di un percorso di progressiva adesione all’ideologia jihadista.

A far scattare gli accertamenti è stata la Procura dei minorenni, che ha coordinato l’attività investigativa affidata alla Digos. Circa un mese fa gli agenti hanno eseguito perquisizioni nelle abitazioni dei due ragazzi, entrambi residenti in provincia di Napoli e appartenenti a famiglie italiane. Nel corso dei controlli è stato rinvenuto e sequestrato materiale didattico e propagandistico di matrice jihadista, scaricato dalla rete.

Particolare attenzione è riservata a quanto trovato in una delle due abitazioni: circuiti elettrici giudicati sospetti, ora al vaglio degli specialisti, per verificarne natura e possibile utilizzo. Sequestrati anche computer, smartphone e altri dispositivi elettronici, sui quali è in corso una copia forense completa per analizzare contenuti, profili social, fotografie, chat e cronologia delle comunicazioni.

Gli inquirenti mantengono il massimo riserbo, consapevoli della delicatezza dell’indagine e della giovane età di uno degli indagati. L’obiettivo, spiegano fonti investigative, è ricostruire il contesto, valutare il grado di consapevolezza e distinguere tra curiosità deviata, emulazione online e un eventuale processo di radicalizzazione reale.

Un caso che riaccende i riflettori sui rischi della propaganda estremista sul web, capace di raggiungere anche giovanissimi utenti e di trasformare uno spazio virtuale in un potenziale terreno di reclutamento.

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