13 Febbraio 2026, venerdì
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Sicurezza, il governo stringe: fermo preventivo e scudo penale tornano al centro del decreto. Meloni chiama l’opposizione all’unità

Vertice a Palazzo Chigi dopo le tensioni nelle piazze: il governo accelera sulle nuove misure

La sicurezza torna in cima all’agenda dell’esecutivo e lo fa con un vertice ad hoc convocato a Palazzo Chigi dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Al centro della riunione, conclusa nelle scorse ore, le crescenti tensioni sull’ordine pubblico e l’accelerazione sul decreto sicurezza, atteso ora al vaglio del Consiglio dei ministri già nei prossimi giorni.

Al tavolo, oltre alla premier, i vicepremier Antonio Tajani – collegato da Palermo – e Matteo Salvini, insieme ai ministri Matteo Piantedosi (Interno), Guido Crosetto (Difesa) e Carlo Nordio (Giustizia). Un confronto politico e tecnico che segna una svolta: alcune misure finora discusse a livello di bozze tornano con forza nel perimetro del decreto, dal fermo preventivo allo scudo penale per le forze dell’ordine.

Nel frattempo, Meloni prova a spostare il baricentro del confronto sul piano istituzionale. In una nota diffusa da Palazzo Chigi, il governo ribadisce “il pieno sostegno alle forze dell’ordine” e lancia un appello alle opposizioni per una collaborazione unitaria sul tema della sicurezza. I capigruppo di maggioranza hanno ricevuto mandato di proporre una risoluzione condivisa, che potrebbe essere votata già questa settimana in occasione delle comunicazioni del ministro Piantedosi alle Camere.

Un messaggio che guarda anche alle parole della segretaria del Pd, Elly Schlein, e che tenta di disinnescare lo scontro politico su un terreno tradizionalmente sensibile.

Sul vertice è intervenuto anche il senatore Maurizio Gasparri, che ha confermato come il governo stia mettendo a punto un pacchetto di provvedimenti destinato all’esame del Consiglio dei ministri. Più esplicito Tajani, che commentando i recenti disordini di Torino ha tracciato un parallelismo destinato a far discutere: «Così come si impedisce agli ultrà violenti di entrare allo stadio, bisogna impedire agli ultrà politici violenti di partecipare alle manifestazioni». Una linea che, secondo il vicepremier, può convivere con la tutela della libertà di manifestazione, definita «fuori discussione».

L’attualità, però, imprime un’accelerazione decisiva. Il pacchetto sicurezza, su cui da settimane sono in corso interlocuzioni anche con il Quirinale, prende forma definitiva. Alcune misure – come la stretta sui coltelli per contrastare la violenza giovanile – dovrebbero confluire in un disegno di legge separato, mentre il decreto si concentrerà sugli strumenti immediati di prevenzione.

Matteo Salvini spinge per un intervento “corposo” e rivendica fiducia sull’approdo del decreto già mercoledì in Consiglio dei ministri. Nel mirino del leader leghista, oltre allo scudo che eviterebbe l’iscrizione automatica nel registro degli indagati per gli agenti che agiscono in legittima difesa, ci sono lo sgombero accelerato degli immobili occupati – esteso anche alle seconde case –, la stretta sui ricongiungimenti familiari dei migranti e soprattutto il fermo di prevenzione per i manifestanti ritenuti pericolosi.

Secondo le bozze circolate finora, la misura consentirebbe di trattenere fino a 12 ore persone sospettate di costituire un rischio per il pacifico svolgimento dei cortei, sulla base di elementi concreti come il possesso di armi improprie, strumenti atti ad offendere o dispositivi per occultare il volto. Salvini, però, rilancia: «Si può arrivare anche a 48 ore», evocando il contesto internazionale e l’imminente appuntamento con le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, quando l’Italia sarà “sotto gli occhi del mondo”.

A dividere ulteriormente il fronte politico e sindacale è la proposta di una cauzione a carico degli organizzatori delle manifestazioni, pensata per coprire eventuali danni. La Cgil la definisce “impropria e incostituzionale”, denunciando il rischio di trasformare il diritto di manifestare in un privilegio per pochi. Sulla stessa linea la Cisl, che mette in guardia dal confondere chi esercita legittimamente un diritto costituzionale con chi usa la piazza per seminare violenza.

Il decreto sicurezza si avvia così a diventare uno dei terreni più delicati della legislatura: crocevia tra ordine pubblico, libertà costituzionali e consenso politico, mentre il governo tenta di blindare il fronte interno in vista di mesi ad alta tensione.

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