Sulla Torino-Lione il gioco è vecchio quanto la prima idea di collegamento ad alta velocità tra Italia e Francia: numeri che cambiano a seconda di chi li legge, coperture finanziarie che appaiono e scompaiono come per magia, e la certezza che, alla fine, il conto lo pagherà il Paese.
Da una parte, ci sono i sostenitori dell’opera che continuano a citare 11,8 miliardi, con un clamoroso aumento del 127% rispetto alle stime iniziali. Dall’altra, negli atti ufficiali di TELT, il costo “aggiornato” viene fissato a 11,11 miliardi, con la spiegazione che il +127% deriverebbe da un confronto con le stime degli anni ’90 su un progetto ormai superato. Tradotto: a seconda del pubblico, i numeri cambiano e il messaggio resta sempre positivo, mentre il bilancio pubblico resta nel dubbio.
La domanda, apparentemente semplice, diventa una trappola: qual è oggi il numero “vero”, quello che il Governo considera definitivo, calcolato sullo stesso perimetro di opere e con le stesse basi contabili? Nessuno lo dice chiaramente. E intanto la propaganda politica usa numeri ballerini come fossero titoli da prima pagina, ignorando che dietro a ogni cifra ci sono milioni di cittadini che rischiano di pagare il conto.
Ma il vero problema non sono solo le cifre. È la parola “copertura” che nasconde trappole e illusioni. Prendiamo la bretella Avigliana-Orbassano: il suo costo è schizzato fino a 3 miliardi, e subito si invoca il cofinanziamento europeo al 50%, come se fosse un assegno già firmato. La realtà dice altro: dall’ultimo bando UE sono arrivati appena 700 milioni, una cifra che non garantisce né il rispetto della promessa del 50% né la sostenibilità complessiva dell’operazione. Se quel 50% fosse un impegno reale, dov’è l’atto ufficiale che lo renda esigibile? Dove sono i fondi già assegnati e contrattualizzati? La risposta, naturalmente, è silenzio.
Il Movimento 5 Stelle non ha mai smesso di ripeterlo: la Torino-Lione rischia di diventare un pozzo senza fondo. I numeri oscillano tra “costo certificato”, “costo complessivo”, “percentuale di aumento” e “cofinanziamento europeo”, mentre sul territorio restano ferme le opere davvero utili, la manutenzione ordinaria e straordinaria e il trasporto pubblico di tutti i giorni. In pratica, la vita dei cittadini procede con mezzi vecchi, strade da rattoppare e treni lenti, mentre si moltiplicano cifre fantasma su un progetto che nessuno sa se davvero sarà completato nei tempi e nei costi promessi.
Non è solo questione di trasparenza: è questione di responsabilità. Ogni volta che si gioca con i numeri, il rischio di scaricare il conto finale sui bilanci pubblici aumenta. La propaganda può tranquillizzare per qualche titolo sui giornali, ma i cittadini pagheranno comunque, con tasse più alte o tagli ai servizi essenziali.
“I numeri devono tornare – afferma Iaria –. Chiediamo al Governo un quadro unico e trasparente: indicare il costo complessivo reale, il perimetro preciso delle opere, quali fondi UE sono già stati assegnati, quali sono solo attesi e qual è il fabbisogno residuo a carico dello Stato. Basta balletti tra cifre diverse, basta propaganda e soprattutto basta scaricare i rischi sui cittadini. La Torino-Lione deve essere finalmente raccontata con numeri chiari, non con illusioni contabili.”
In definitiva, la Torino-Lione resta una storia di grandi promesse e piccoli fatti. Tra numeri che si rincorrono, cofinanziamenti che non arrivano e progetti che si allungano a dismisura, l’unica certezza è che, alla fine, qualcuno dovrà pagare. E quel qualcuno, molto probabilmente, sarà il Paese intero.
