Recuperare oro dai rifiuti elettronici in meno di venti minuti, a costi ridotti e senza ricorrere a sostanze altamente tossiche. Non è uno slogan ambientalista né una promessa futuristica, ma il risultato concreto di una nuova tecnica messa a punto da un team di ricercatori cinesi e descritta in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Angewandte Chemie International Edition. Una scoperta che potrebbe segnare una svolta nella gestione globale dei rifiuti elettronici, uno dei problemi ambientali più urgenti e sottovalutati del nostro tempo.
Ogni anno milioni di smartphone, computer, tablet e altri dispositivi finiscono fuori uso. Una parte minima viene riciclata correttamente; il resto prende la strada di discariche informali, spesso in Africa o in Asia, dove lo smaltimento avviene senza tutele ambientali o sanitarie, con conseguenze gravi per gli ecosistemi e per le comunità locali. Alla base di questa emergenza non c’è solo l’obsolescenza programmata o la cattiva gestione dei rifiuti, ma anche la mancanza di metodi davvero efficienti, puliti e sostenibili per recuperare i metalli contenuti nell’e-waste, compreso l’oro.
Finora, l’estrazione dell’oro dai rifiuti elettronici si è basata in larga parte su processi chimici aggressivi, spesso fondati sull’uso del cianuro o di altre sostanze pericolose. Tecniche efficaci, ma costose dal punto di vista ambientale, energetico ed economico. La novità della ricerca cinese sta proprio nell’aver ribaltato questo paradigma.
Il metodo proposto utilizza una semplice soluzione acquosa composta da perossimonosolfato di potassio e cloruro di potassio, evitando del tutto i reagenti più tossici. Quando la soluzione entra in contatto con l’oro presente nei rifiuti elettronici, il metallo stesso agisce da catalizzatore: attiva gli ioni di cloruro e il perossimonosolfato, generando specie ossidanti altamente reattive. Queste rompono i legami tra gli atomi di oro, che vengono poi stabilizzati dagli ioni di cloruro e rilasciati nella soluzione, pronti per essere recuperati.
Il processo avviene a temperatura ambiente e si completa in meno di 20 minuti. Non solo: i numeri parlano chiaro. L’efficienza dichiarata è del 98,2%, con la possibilità di recuperare circa 1,4 grammi di oro ogni 10 chilogrammi di rifiuti elettronici. Il costo complessivo dell’operazione si aggira intorno ai 72 dollari, pari a circa 51.400 dollari al chilogrammo di oro recuperato. Una cifra nettamente inferiore all’attuale prezzo di mercato del metallo prezioso, che supera i 145.000 dollari al chilogrammo.
A rendere la tecnica ancora più interessante è il bilancio energetico: il consumo di energia risulta inferiore di circa il 62,5% rispetto ai metodi tradizionali. Inoltre, la quantità di rifiuti secondari prodotti è ridotta al minimo e l’oro disciolto può essere ulteriormente purificato con semplici passaggi di riduzione, fino a ottenere un prodotto ad alta purezza.
Se i risultati verranno confermati su scala industriale, questa tecnologia potrebbe trasformare i rifiuti elettronici da problema ambientale a risorsa strategica. Un passo decisivo verso un’economia circolare più concreta, in cui anche ciò che oggi consideriamo scarto diventa materia prima, senza compromettere la salute del pianeta.
