La legge di Bilancio 2026 conferma e proroga uno degli strumenti più utilizzati dalle famiglie per completare gli interventi di ristrutturazione: il bonus mobili ed elettrodomestici, che resterà in vigore fino al 31 dicembre 2026. Una misura pensata per sostenere il settore dell’arredo e, al tempo stesso, accompagnare il recupero del patrimonio edilizio, incentivando acquisti più efficienti dal punto di vista energetico.
Cos’è il bonus e quanto vale
Il bonus consente una detrazione Irpef del 50 per cento sulle spese sostenute per l’acquisto di mobili nuovi e grandi elettrodomestici, fino a un tetto massimo di 5.000 euro per ciascuna unità immobiliare oggetto di interventi di ristrutturazione. L’agevolazione viene ripartita in dieci quote annuali di pari importo.
Rientrano tra i beni agevolabili, ad esempio, letti, armadi, cassettiere, tavoli, sedie, divani, librerie, oltre a frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, forni e piani cottura, purché rispettino le specifiche classi energetiche previste dalla normativa vigente. Restano invece esclusi dall’incentivo parquet, tendaggi, porte, infissi e altri elementi strutturali o complementi non riconducibili all’arredo mobile.
Il requisito chiave: la ristrutturazione
Il bonus mobili non è autonomo: per poterne beneficiare è indispensabile aver avviato almeno uno degli interventi di recupero edilizio ammessi dalla legge, come la manutenzione straordinaria, il restauro e risanamento conservativo o la ristrutturazione vera e propria dell’immobile. I lavori devono essere iniziati prima dell’acquisto dei beni, anche se non necessariamente conclusi.
L’agevolazione spetta al contribuente che sostiene le spese di ristrutturazione e che acquista i mobili destinati all’immobile oggetto dei lavori, sia esso abitazione principale o seconda casa.
Modalità di pagamento e documentazione
Per non perdere il diritto alla detrazione, è fondamentale rispettare le modalità di pagamento tracciabili: sono ammessi bonifico bancario o postale, carta di credito o di debito. Non sono invece consentiti pagamenti in contanti o con assegni.
Il contribuente è tenuto a conservare:
- le fatture di acquisto con l’indicazione della natura, qualità e quantità dei beni;
- le ricevute dei pagamenti tracciabili;
- la documentazione relativa agli interventi edilizi effettuati.
Una misura confermata, ma con limiti
La proroga fino al 2026 offre continuità a uno strumento ormai consolidato, ma il tetto di spesa fissato a 5.000 euro conferma un ridimensionamento rispetto al passato. Resta comunque un incentivo significativo per chi, dopo aver ristrutturato casa, intende completare l’intervento con arredi nuovi ed elettrodomestici più efficienti, contribuendo anche agli obiettivi di risparmio energetico.
Un sostegno mirato, dunque, che guarda alla riqualificazione delle abitazioni e al rilancio dei consumi, mantenendo però paletti stringenti su requisiti e modalità di accesso.
