In vista di questo sabato 24 gennaio 2026, il clima politico attorno alla questione venezuelana è rovente e la mobilitazione si preannuncia massiccia sia in Venezuela che in Italia. Mentre il Paese sudamericano attraversa i giorni più convulsi della sua storia recente, segnati dalla cattura di Nicolás Maduro nell’ambito dell’operazione statunitense “Absolute Resolve”, l’Italia si prepara a un sabato di mobilitazioni che riflettono la profonda spaccatura internazionale. La data del 24 gennaio 2026 segna un momento di svolta, nelle piazze italiane si scontreranno due narrazioni opposte, quella della “liberazione” e quella della “resistenza imperialista”.
La figura centrale di questo cambiamento è María Corina Machado, leader carismatica dell’opposizione venezuelana a Maduro, fondatrice del partito Vente Venezuela e Premio Nobel per la Pace 2025. Dal suo rifugio internazionale, la Machado ha lanciato un appello video in cui esorta i venezuelani a riprendersi le strade per reclamare la sovranità e preparare il ritorno dei milioni di esuli.
A guidare il fronte opposto, ciò che resta dell’apparato bolivariano a Caracas, è Delcy Rodríguez, attuale Vicepresidente e volto diplomatico del PSUV, che coordina la protesta contro quello che definisce il “sequestro illegale” del Presidente Maduro.
Il governo italiano segue la vicenda con estrema attenzione. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, pur ribadendo che l’azione militare esterna non è la strada maestra per il cambio dei regimi, ha definito “legittimo” l’intervento statunitense come forma di “difesa contro attacchi ibridi e narcotraffico”. Palazzo Chigi ha confermato di monitorare costantemente la sicurezza degli oltre 160.000 connazionali in Venezuela, sostenendo l’aspirazione del popolo a una transizione democratica.
Il cuore pulsante della mobilitazione in Italia sarà Napoli. Sabato mattina, alle ore 11:30, la monumentale Piazza del Plebiscito accoglierà la comunità venezuelana in un presidio a sostegno della transizione democratica. In prima fila ci sarà Denisse Maria, attivista e una delle figure di riferimento della diaspora nel nostro Paese, che guiderà il coro “Mi Pais, mi Bandera” per chiedere la libertà immediata e la scarcerazione di tutti gli ostaggi politici detenuti nelle carceri venezuelane.
Denisse Maria ha dichiarato: “Non stiamo solo manifestando per un cambio di governo, ma per la fine di un sequestro collettivo che dura da decenni. Maria Corina Machado è il nostro faro e l’Italia, che ci ha accolto amorevolmente, deve essere orgogliosa di sostenere questa lotta per la nostra dignità”.
Parallelamente, la rete pro-Machado sarà attiva a Roma in Piazza dell’Esquilino (ore 15:00) a Milano in Piazza Duomo (ore 17:00), a Torino, i sostenitori della transizione hanno indicato come punto di ritrovo Piazza Castello, dove già nei giorni scorsi la comunità venezuelana si è riunita per celebrare la svolta politica.
Di segno opposto saranno le manifestazioni indette da Potere al Popolo, dall’Unione Sindacale di Base (USB) e dai movimenti studenteschi. A Napoli, i manifestanti anti-imperialisti si riuniranno nel pomeriggio a Piazza Dante a partire dalle ore 16:30 per denunciare l’attacco statunitense. A Roma, un presidio analogo si terrà a Piazza Barberini alle ore 17:30, con la partecipazione di sigle come l’ANPI e la CGIL. Anche a Torino è previsto un corteo con partenza da Piazza Carignano alle ore 15:00, mentre a Cagliari e Genova si terranno sit-in pomeridiani per chiedere il rilascio di Maduro e denunciare la violazione della sovranità nazionale.
Tuttavia, la mappa delle mobilitazioni è ancora in via di definizione. In diverse città italiane, come Bologna, Firenze, Palermo e Brescia, i comitati locali e le associazioni della diaspora sono in attesa dell’autorizzazione ufficiale della Questura per poter svolgere presidi e sit-in nelle piazze principali. Gli organizzatori consigliano di monitorare i canali social ufficiali nelle prossime ore per conferme su orari e punti di ritrovo definitivi.
Sabato 24 gennaio non sarà dunque solo una giornata di protesta, ma un test decisivo per misurare la tenuta della transizione venezuelana agli occhi del mondo. Sarà un sabato di passioni civili e sguardi rivolti all’Oltreoceano, dove il destino di un popolo intero sembra finalmente uscire dall’ombra. Tra il tricolore venezuelano sventolato nelle nostre piazze e la speranza di una pace duratura, l’Italia diventerà il megafono di un grido che non conosce confini, da una parte l’entusiasmo per una nuova alba al grido di “Mi Pais, mi Bandera”, dall’altra la ferma opposizione di chi rivendica l’autonomia dei popoli esclamando “Giù le mani dal Venezuela”. In questo incrocio di voci, si scrive una nuova, indelebile pagina di storia.
