21 Gennaio 2026, mercoledì
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Rutte allinea la Nato a Trump: “L’Artico va difeso da Russia e Cina”

Da Davos il segretario generale dell’Alleanza atlantica riconosce il ruolo dell’ex presidente Usa nell’aumento della spesa militare europea e rilancia la centralità strategica del Grande Nord. Ma avverte: la priorità resta la guerra in Ucraina.

Mark Rutte rompe gli indugi e, dal palco del World Economic Forum di Davos, mette nero su bianco una linea destinata a far discutere: sull’Artico Donald Trump aveva ragione. «Il presidente Trump ha ragione, così come i leader europei e la Nato: dobbiamo difendere l’Artico», ha affermato il segretario generale dell’Alleanza atlantica, inserendosi nel dibattito acceso in queste settimane sul ruolo strategico della Groenlandia e sul confronto, sempre più esplicito, tra Stati Uniti ed Europa.

Una presa di posizione che arriva mentre continuano le tensioni politiche, in particolare tra Trump ed Emmanuel Macron, e che sposta l’attenzione su una regione sempre meno periferica negli equilibri globali. «Sappiamo che le rotte marittime si stanno aprendo – ha spiegato Rutte – e sappiamo che Cina e Russia sono sempre più attive nell’Artico».

Una nuova frontiera strategica

Il segretario generale della Nato ha ricostruito la mappa geopolitica del Grande Nord con numeri che parlano da soli. «Gli Stati che si affacciano sull’Artico sono otto: sette fanno parte della Nato – Finlandia, Svezia, Norvegia, Danimarca, Islanda, Canada e Stati Uniti – mentre l’unico Paese esterno all’Alleanza è la Russia». A questi, ha aggiunto, si affianca «un nono attore, la Cina, sempre più presente nella regione artica».

Un dato che rafforza la percezione dell’Artico come nuova frontiera della competizione globale, dove interessi economici, sicurezza militare e cambiamento climatico si intrecciano in modo sempre più stretto.

L’impegno Nato: decisioni già prese

Per Rutte non si tratta solo di analisi, ma di scelte operative. «Trump e altri leader hanno ragione: dobbiamo fare di più per proteggere l’Artico dall’influenza russa e cinese», ha sottolineato, ricordando che già a settembre gli ambasciatori dei Paesi Nato hanno deciso di rafforzare la presenza e il coordinamento nella regione. «Ci stiamo lavorando – ha assicurato – per garantire una difesa collettiva dell’Artico».

Il “fattore Trump” sulla spesa militare

Nel suo intervento, Rutte non ha evitato un tema politicamente sensibile in Europa: l’aumento delle spese per la difesa. E qui il riconoscimento a Trump è stato esplicito. «Senza Donald Trump – ha dichiarato – Paesi come Spagna, Italia e Belgio, e persino il Canada, non sarebbero mai arrivati al 2% del Pil in spesa per la difesa nel 2025. All’inizio dell’anno erano all’1,5%. Senza di lui non sarebbe successo. Mai».

Parole che fotografano un cambio di passo imposto più dalla pressione politica che da una spontanea convergenza europea.

Difendere Trump, guardando al futuro

Consapevole delle reazioni che le sue parole possono suscitare, Rutte ha rivendicato la scelta. «So che così non sarò popolare, perché sto difendendo Donald Trump, ma credo davvero che possiamo essere soddisfatti: ha costretto l’Europa a fare un salto di qualità, ad assumersi maggiori responsabilità e a prendersi più cura della propria difesa». Uno scenario che, secondo il segretario generale, non metterà in discussione il ruolo americano nel continente: la presenza convenzionale degli Stati Uniti resterà forte, mentre «l’ombrello nucleare continua a essere il nostro deterrente ultimo».

Groenlandia sullo sfondo, Ucraina al centro

Nonostante il clamore mediatico sulla Groenlandia e sull’Artico, Rutte ha voluto riportare il focus sul dossier che, a suo giudizio, resta decisivo. «Il rischio è concentrarsi troppo sulla Groenlandia, che va gestita e risolta in modo amichevole. Ma il problema principale oggi non è la Groenlandia: è l’Ucraina». Una crisi che il segretario generale definisce «cruciale» non solo per la sicurezza europea, ma anche per quella degli Stati Uniti.

In altre parole, mentre il Grande Nord si afferma come nuova scacchiera strategica, il conflitto alle porte dell’Europa continua a rappresentare il banco di prova più immediato per la credibilità e la coesione dell’Alleanza atlantica.

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