La guerra in Ucraina entra oggi nel giorno 1.427 e continua a segnare la vita del Paese con attacchi implacabili. Volodymyr Zelensky ha annunciato che non parteciperà al Forum economico mondiale di Davos, sospendendo ogni impegno internazionale per restare a Kiev a guidare la difesa. La decisione arriva dopo una notte di bombardamenti russi senza precedenti.
Il presidente ha spiegato via Telegram che i sistemi missilistici ucraini hanno giocato un ruolo decisivo nel respingere l’offensiva. L’attacco, esteso e coordinato, ha colpito città e regioni strategiche come Kiev, Vinnytsia, Dnipropetrovsk, Odessa, Zaporizhia, Poltava e Sumy, utilizzando missili balistici, missili da crociera e oltre 300 droni da attacco. Gli edifici residenziali danneggiati e i blackout che hanno lasciato molti senza riscaldamento confermano la gravità della situazione.
Zelensky non chiude però del tutto la porta alla diplomazia. La sua presenza a Davos potrebbe concretizzarsi solo in caso di un incontro bilaterale con Donald Trump, finalizzato alla firma di un “accordo di prosperità”. Ma per ora, la priorità resta la difesa del Paese.
“È importante che il mondo non resti in silenzio – ha scritto il presidente su X –. La Russia non può sedersi al tavolo come pari finché il suo unico obiettivo resta uccidere e tormentare le persone”. Parole che non lasciano spazio a fraintendimenti: la guerra non è solo militare, ma anche politica e morale.
Sintesi della situazione:
Kiev e molte altre regioni ucraine vivono giorni di emergenza continua. L’offensiva russa ha colpito infrastrutture civili, centrali energetiche e abitazioni, lasciando migliaia di cittadini senza servizi essenziali. La leadership di Zelensky resta concentrata sulla difesa e sulla resilienza nazionale, mentre la diplomazia internazionale cerca vie di sostegno e mediazione. La guerra non si ferma, e nemmeno la determinazione ucraina.
