26 Luglio 2026, domenica
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Venezuela, il mondo in piazza tra festa e protesta: La caduta di Maduro divide l’opinione pubblica globale

Dalla cattura di Maduro al blitz "Absolute Resolve" Il mondo si divide tra l'esultanza della diaspora e le proteste per l'intervento USA, mentre a Napoli la comunità venezuelana sfida la pioggia per celebrare la fine di un incubo.

La prima settimana del 2026 si è aperta con un’accelerazione drammatica degli equilibri geopolitici l’operazione militare statunitense “Absolute Resolve” ha portato alla cattura di Nicolás Maduro, scuotendo i palazzi del potere e portando migliaia di persone nelle piazze di tutto il mondo. Le immagini della giornata odierna mostrano l’ex leader venezuelano comparire in catene davanti a un tribunale di New York, dove si è proclamato innocente e “prigioniero di guerra”, definendo il suo trasferimento un rapimento. Queste dichiarazioni hanno alimentato una profonda spaccatura globale tra la gioia degli esuli che a Miami, Madrid e Santiago del Cile celebrano la fine di un’era, e la rabbia di chi considera l’intervento un atto di pirateria internazionale che scavalca le istituzioni multilaterali. Mentre María Corina Machado, insignita del Nobel per la Pace, si dice pronta ad avviare una transizione democratica, il presidente statunitense Donald Trump frena, dichiarando che il Paese resterà sotto gestione americana fino a quando non sarà garantita una sicurezza totale.
In Italia la reazione è stata particolarmente vibrante, mettendo in luce una frattura interna che attraversa le principali città proprio nel giorno dell’Epifania. A Roma, i presidi davanti all’ambasciata statunitense di via Veneto sono proseguiti nonostante il dispiegamento delle forze dell’ordine, alimentati da sigle come l’ANPI, la CGIL e movimenti della sinistra radicale che denunciano il pericolo di trasformare l’estradizione forzata di un capo di Stato in una nuova norma dei rapporti internazionali. Anche a Napoli e Genova si sono registrati momenti di tensione tra i manifestanti anti-intervenzionisti e i gruppi di rifugiati venezuelani, i quali accusano parte della politica europea di restare cieca di fronte ad anni di repressione. La cronaca registra inoltre sit-in a Vicenza e mobilitazioni a Sassari, mentre la USB ha già confermato una manifestazione nazionale per il prossimo 10 gennaio. Nel resto d’Europa, la Spagna si conferma l’epicentro della diaspora, mentre a Berlino e Parigi il dibattito si sposta sulla legittimità diplomatica dell’azione, con i leader europei che oscillano tra il favore per la fine della dittatura e le riserve sui metodi di Washington.
Sotto una pioggia incessante che non ha fermato il sentimento di riscatto, oggi a Napoli il cuore della comunità venezuelana Campana, ha battuto forte per la caduta e l’arresto di Nicolás Maduro. Tra le bandiere bagnate e la commozione dei presenti, le parole di Sayrel Silva hanno dato voce a un sentimento che sta attraversando tutte le piazze del mondo, definendo l’attuale momento come la fine di un capitolo nefasto e buio della storia nazionale. Per chi non ha vissuto sulla propria pelle il peso di un regime così radicato, può essere difficile comprendere, ma secondo la testimonianza dei manifestanti un male di tale portata non poteva essere abbattuto diversamente. Il racconto di chi ha conosciuto le ombre del totalitarismo parla di un Paese smantellato, di migliaia di vite innocenti spezzate e di famiglie smembrate. La cattura di Maduro e di sua moglie Cilia Flores viene celebrata come l’atto finale di un potere rimasto aggrappato illegittimamente al vertice, nonostante la sconfitta elettorale del 2024. Le accuse pesantissime legate al Cartel de Los Soles e al narcotraffico internazionale mascherato da diplomazia sono, per i venezuelani in piazza, fatti ampiamente provati che giustificano l’entusiasmo per questa svolta.
Un ringraziamento esplicito è stato rivolto al Governo degli Stati Uniti per quello che Silva definisce un dato di fatto: un intervento che ha tagliato la testa al toro, ponendo fine a decenni di oppressione. Accanto alla gratitudine per Washington, è emerso un profondo riconoscimento verso l’Italia, che oggi accoglie la diaspora e permette di manifestare liberamente una gioia che, nelle strade ancora fragili del Venezuela, non è del tutto sicura da esprimere. Di fronte alle critiche di chi teme un’invasione, la comunità risponde con pragmatismo, rivendicando la necessità di alleati forti per uscire dall’orbita di influenze come quelle russa, cinese o iraniana. L’invito rivolto ai media e alla politica italiana è quello di non restare in superficie e di non difendere reti criminali in nome di utopie obsolete: la richiesta è di unirsi alla gioia di un popolo che, finalmente, sente di poter tornare a guardare al futuro in un Venezuela libero, in pace e democratico.

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