Il contenzioso sulla Groenlandia, l’immensa isola artica ricca di risorse minerarie e strategicamente posizionata, si fa sempre più caldo. Dopo le voci di un possibile interesse degli Stati Uniti per un accordo bilaterale con la Groenlandia, escludendo la Danimarca, il governo groenlandese e quello danese hanno chiesto formalmente un incontro con il segretario di Stato degli Stati Uniti, Marco Rubio. Questa richiesta sottolinea le crescenti preoccupazioni per le mire americane sulla regione artica e il possibile scivolamento verso un’operazione unilaterale da parte di Washington, che, secondo alcune voci, starebbe cercando di ampliare la sua influenza militare e politica sulla Groenlandia, senza il coinvolgimento diretto della Danimarca.
Nel frattempo, i principali leader europei, da Macron a Meloni, da Merz a Starmer, hanno preso posizione con fermezza, respingendo qualsiasi tentativo di ridisegnare i confini della regione artica e riaffermando che la sicurezza di quest’area è e deve rimanere una priorità per la Nato. In una dichiarazione congiunta, i leader europei hanno ribadito che la Groenlandia fa parte del Regno di Danimarca, che è membro della Nato, e che qualsiasi decisione riguardo alla sicurezza e al futuro dell’isola deve essere presa solo dalla Danimarca e dalla Groenlandia, in pieno rispetto della loro sovranità.
Gli Stati Uniti e la Groenlandia: un rapporto bilaterale controverso
L’interesse degli Stati Uniti per la Groenlandia non è una novità, ma negli ultimi mesi la situazione è diventata più complessa. Mentre la Danimarca ha cercato di rassicurare Washington riguardo al suo impegno nella sicurezza dell’Artico, anche con il rafforzamento della sua presenza militare sull’isola, gli Stati Uniti sembrano puntare a un’intesa bilaterale diretta con la Groenlandia. Questo accordo potrebbe escludere la Danimarca, e sarebbe simile a quelli già esistenti tra Washington e alcune isole del Pacifico, come Micronesia, Isole Marshall e Palau. Tali accordi permettono agli Stati Uniti di dislocare liberamente le proprie forze armate e di godere di una partnership commerciale senza dazi.
Al momento, la Groenlandia ospita già una base militare americana, e il trattato di Copenaghen consente agli Stati Uniti di aumentare la loro presenza militare a condizione che ogni aumento significativo venga preceduto da una discussione con la Danimarca. Tuttavia, l’amministrazione Trump, e ora quella di Rubio, sembrano voler accelerare i piani per una maggiore autonomia strategica in un’area di crescente importanza geopolitica, dove le rotte artiche e le risorse minerarie rappresentano un’opportunità strategica chiave.
La posizione dell’Europa: difendere la sovranità e la sicurezza collettiva
Il messaggio proveniente dall’Europa è chiaro e univoco: la Groenlandia non è oggetto di “acquisto” o “occupazione”, ma fa parte di un territorio sovrano. Macron, Meloni, Merz, Starmer, il polacco Tusk, il danese Frederiksen e altri leader hanno ribadito che “la Groenlandia appartiene al suo popolo” e che solo la Danimarca e la Groenlandia possono decidere il loro futuro. L’Europa, pur continuando a mantenere una posizione di alleanza con gli Stati Uniti su molti fronti cruciali, tra cui il conflitto in Ucraina, ha voluto difendere con forza i principi di sovranità e di autodeterminazione, che si riflettono anche nelle sue politiche di sicurezza.
La Nato, a cui appartengono sia la Danimarca che gli Stati Uniti, ha confermato che la sicurezza dell’Artico deve essere garantita collettivamente, e ha indicato la regione come una delle sue priorità. I leader europei hanno anche aggiunto che i loro sforzi nella regione stanno crescendo, sottolineando l’importanza di rafforzare la cooperazione interna alla Nato e con gli alleati, per garantire la stabilità della regione artica.
La Groenlandia come risorsa strategica: tra risorse minerarie e rotte artiche
La questione della Groenlandia non è solo geopolitica, ma anche economica. L’isola è ricca di risorse minerarie, tra cui terre rare, oro e uranio, e la sua posizione è strategica per il controllo delle rotte artiche, sempre più utilizzate a causa dei cambiamenti climatici. Le mire degli Stati Uniti sulla Groenlandia potrebbero, infatti, essere legate non solo alla sua importanza militare, ma anche alla necessità di diversificare le forniture di risorse minerarie e ridurre la dipendenza dalle esportazioni cinesi.
Questo aspetto non è sfuggito ai leader europei, che temono che Washington possa utilizzare la forza per esercitare un controllo diretto sull’isola, proprio come già accaduto in passato con altre regioni strategiche. L’Unione Europea, pur non volendo attaccare frontalmente gli Stati Uniti, ha voluto lasciare un segno forte, indicando che l’Europa non accetterà ingerenze esterne nelle sue aree di influenza, e che la sicurezza della Groenlandia rientra nel più ampio quadro della sicurezza collettiva della Nato.
Il colloquio tra Marco Rubio e Pietro Parolin: il Venezuela al centro dei colloqui
Nel frattempo, il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha avuto un incontro con il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede, per discutere del Venezuela e della promozione della pace e della libertà religiosa a livello globale. Nonostante le tensioni su altre questioni, tra cui la Groenlandia, gli Stati Uniti e la Santa Sede hanno riaffermato l’impegno a collaborare su temi di interesse comune, come la promozione della stabilità internazionale e la difesa dei diritti umani.
Mentre la Groenlandia e la sua sovranità restano al centro delle preoccupazioni internazionali, il mondo osserva attentamente l’evoluzione di questo conflitto di interessi, che potrebbe ridefinire gli equilibri di potere nell’Artico e oltre.
