5 Ottobre 2026, lunedì
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Darfur in fiamme: almeno 114 civili uccisi in una settimana di scontri tra esercito e paramilitari

Sudan, il conflitto dimenticato continua a mietere vittime tra la popolazione

Nel Darfur settentrionale la guerra non conosce tregua e il bilancio umano continua ad aggravarsi. Nell’arco di una sola settimana, secondo fonti mediche locali, almeno 114 civili sono rimasti uccisi a causa dell’intensificarsi dei combattimenti tra l’esercito sudanese e le forze paramilitari. Un numero che restituisce la drammaticità di un conflitto che colpisce in modo diretto e sistematico la popolazione inerme.

A riferirlo è una fonte dell’ospedale di El-Zurq, uno dei principali centri urbani dell’area, teatro negli ultimi giorni di violenti attacchi. «Cinquantuno civili sono stati uccisi in bombardamenti condotti con droni dall’esercito sulla città», ha spiegato la fonte sanitaria, precisando che le vittime non erano coinvolte nei combattimenti. El-Zurq riveste anche un valore simbolico e strategico: qui si trova la residenza della famiglia di Mohamed Daglo, leader delle forze paramilitari, elemento che contribuisce ad alimentare la spirale di violenza.

Gli scontri nel Darfur settentrionale si inseriscono in un quadro più ampio di instabilità che da mesi scuote il Sudan, senza che si intravedano soluzioni politiche o diplomatiche in grado di fermare le armi. A pagare il prezzo più alto, ancora una volta, sono i civili, intrappolati tra offensive militari, bombardamenti e rappresaglie, in una regione già segnata da anni di conflitti, crisi umanitarie e sfollamenti di massa.

Mentre le cifre delle vittime continuano a salire, il Darfur resta uno dei fronti più drammatici e meno raccontati della guerra sudanese, con ospedali sotto pressione, servizi essenziali al collasso e una popolazione costretta a vivere quotidianamente sotto la minaccia delle armi.

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