Le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Genova sui presunti finanziamenti ad Hamas provenienti dall’Italia si stanno concentrando su un aspetto cruciale: l’eliminazione di documenti informatici da parte di alcune delle persone coinvolte nella raccolta fondi. L’accusa sostiene che i file compromettenti siano stati cancellati dai computer di alcune associazioni, ma che una copia di questi dati sia stata salvata su un hard disk esterno e affidata a una persona di fiducia. Gli investigatori ritengono che queste informazioni possano rivelare dettagli importanti sulla rete di finanziamenti, tra cui il coinvolgimento di Hezbollah, e su come i fondi venissero trasferiti, spesso nascosti tra gli aiuti umanitari diretti verso Gaza.
L’indagine, che si è intensificata dopo la sparatoria dei computer durante le perquisizioni, ha portato al sequestro di numerosi dispositivi elettronici. Tra questi, sono stati trovati tre pc nascosti in un appartamento a Sant’Angelo Lodigiano, in provincia di Lodi, che potrebbero contenere informazioni decisive per l’inchiesta.
La Cancella dei Documenti e il Ruolo dell’Amico Fidato
Le intercettazioni telefoniche hanno rivelato che uno dei principali sospettati, Abu Falastine (vero nome Ra’Ed Hussny Mousa Dawoud), aveva già deciso da tempo di eliminare qualsiasi prova digitale. Nel mese di giugno 2024, Falastine ha dichiarato di aver “cancellato tutto” dai file del suo pc, comprese le ricevute e altri documenti cruciali. Tuttavia, il sospettato ha anche ammesso di aver conservato una copia su un hard disk esterno, affidandola a un “amico di fiducia”. Questa strategia di eliminare le prove digitali non ha impedito agli investigatori di proseguire con le perquisizioni, portando al sequestro di altro materiale informatico che ora verrà analizzato per risalire alla rete di finanziamenti illeciti.
Le Intercettazioni e le Prove del Collegamento con Hamas e Hezbollah
Le prove che emergono dalle intercettazioni telefoniche sono preoccupanti. Oltre a documentare il coinvolgimento di alcune persone nell’organizzazione di trasferimenti di denaro per Hamas, le conversazioni captate mostrano anche riferimenti a Hezbollah. In una di queste intercettazioni, un interlocutore di Hannoun ha parlato esplicitamente di un trasferimento di denaro da Istanbul ad Amman a favore di Hezbollah, il gruppo paramilitare libanese alleato di Hamas.
Le intercettazioni, che hanno coinvolto vari membri delle associazioni legate a Mohammad Hannoun, descrivono anche il flusso di denaro che veniva occultato tra i carichi di aiuti umanitari diretti a Gaza. “I soldi in contante, spesso in dollari, venivano trasportati insieme agli alimenti”, spiegano gli inquirenti. Si trattava spesso di centinaia di migliaia di euro, destinati a finanziare le operazioni di Hamas, e talvolta utilizzando “cash couriers” o delegazioni filantropiche per aggirare i controlli.
Una delle iniziative, denominata “Un convoglio per Gaza”, organizzata nel 2024 a Roma, è stata presentata come un’iniziativa benefica, ma dietro di essa si nascondeva, secondo gli investigatori, un sistema di finanziamento per i gruppi terroristi. Un altro episodio, legato alla raccolta fondi in Italia, evidenzia che una parte dei fondi, per un totale di circa 400.000 dollari, destinati ad acquistare alimenti, sarebbe stata rubata durante il trasporto, dimostrando l’alto livello di rischio e l’inefficienza della rete logistica coinvolta.
Le Accuse e la Difesa di Hannoun
Le accuse contro Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese, sono gravi. Secondo gli inquirenti, l’associazione, con sede a Genova, avrebbe svolto un ruolo centrale nell’organizzazione di raccolte fondi per Hamas, utilizzando canali internazionali per trasferire il denaro direttamente a Gaza. Tuttavia, i legali di Hannoun, che ne contestano fermamente le accuse, sostengono che gli elementi probatori siano “largamente costruiti su informazioni e valutazioni fornite da fonti israeliane”, e che non sia stato possibile verificare la veridicità delle prove.
Secondo gli avvocati Dario Rossi, Emanuele Tambuscio e Fabio Sommavigo, la provenienza dei dati e delle informazioni raccolte da Israele solleva seri dubbi sulla legittimità delle prove, e potrebbero esserci violazioni dei principi costituzionali e delle convenzioni internazionali riguardanti la formazione delle prove. “Le accuse sono basate su valutazioni esterne e non su fatti concreti verificabili”, sostengono i legali, che chiedono un esame più approfondito delle prove.
Gli Sviluppi Futuri
L’inchiesta ha ancora molte domande senza risposta, ma il materiale sequestrato potrebbe fornire nuovi sviluppi cruciali nelle prossime settimane. Gli investigatori si concentreranno sull’analisi dei computer sequestrati e sull’intercettazione di ulteriori comunicazioni, con l’obiettivo di ricostruire la rete di finanziamenti e le connessioni tra le organizzazioni in Italia e i gruppi terroristi operanti in Medio Oriente.
La questione dei finanziamenti a gruppi terroristici come Hamas e Hezbollah resta una delle priorità per la sicurezza nazionale, e questa inchiesta potrebbe portare a nuove accuse e arresti nei prossimi mesi. Tuttavia, il caso solleva anche interrogativi importanti riguardo l’utilizzo di prove provenienti da agenzie straniere, in particolare Israele, e la necessità di garantire che ogni accusa venga trattata nel pieno rispetto dei diritti e delle leggi internazionali.
Nel frattempo, la pressione sulla giustizia italiana per risolvere questi casi cresce, mentre gli occhi del mondo restano puntati su come l’Italia gestirà questa delicata vicenda legata al finanziamento del terrorismo.
