3 Luglio 2026, venerdì
HomeMondoCronaca nel MondoNigeria, la violenza non guarda alla fede

Nigeria, la violenza non guarda alla fede

Dai jihadisti di Boko Haram ai conflitti per la terra nel cuore del Paese: dati e analisi smentiscono la narrazione di una persecuzione a senso unico. Cristiani e musulmani pagano un prezzo simile all’insicurezza cronica.

In Nigeria la violenza armata non distingue tra croci e mezzalune. A ribadirlo, a poche ore dall’attacco statunitense che ha riacceso l’attenzione internazionale sul Paese africano, è stata la BBC: citando organizzazioni indipendenti che monitorano i conflitti, l’emittente britannica ha evidenziato come non esistano prove che i cristiani vengano uccisi più dei musulmani. In uno Stato diviso quasi equamente tra le due grandi confessioni religiose, il bilancio delle vittime appare drammaticamente trasversale.

Una lettura che coincide con le dichiarazioni rilasciate nei giorni precedenti da Daniel Bwala, consigliere del presidente nigeriano Bola Tinubu. Secondo Bwala, i gruppi jihadisti attivi nel Paese non colpiscono una religione in particolare, ma prendono di mira indistintamente cittadini di ogni fede. Una linea confermata dallo stesso Tinubu, che ha più volte sottolineato come le sfide alla sicurezza nazionale stiano travolgendo “persone di tutte le fedi e di tutte le regioni”.

Nel nord-est della Nigeria, da oltre un decennio, il terrore porta i nomi di Boko Haram e dello Stato Islamico della Provincia dell’Africa Occidentale (Iswap). Le loro campagne di violenza hanno causato migliaia di morti e sfollati, destabilizzando intere comunità. Secondo gli osservatori dell’Acled (Armed Conflict Location & Event Data Project), la maggior parte delle vittime di questi gruppi è musulmana, un dato che contraddice la narrazione di un conflitto a matrice esclusivamente anti-cristiana.

Più a sud, nella cosiddetta “Middle Belt”, lo scenario cambia ma non la ferocia. Qui, gli scontri sono spesso legati alla competizione per risorse sempre più scarse: acqua, pascoli, terre coltivabili. Pastori, in larga parte musulmani, e comunità di agricoltori, spesso cristiane, si affrontano ciclicamente in conflitti che affondano le radici nel cambiamento climatico, nella pressione demografica e nella debolezza dello Stato, più che in un odio religioso strutturato.

Il quadro che emerge è quello di una crisi complessa, in cui la religione diventa talvolta un elemento identitario, ma raramente la causa unica o principale della violenza. In Nigeria, oggi, essere cristiani o musulmani non fa una differenza sostanziale davanti alle armi: a unire le vittime è soprattutto l’assenza di sicurezza, giustizia e prospettive.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti