16 Agosto 2026, domenica
HomeItaliaCronacaDoping di nuova generazione, maxi inchiesta tra Liguria e resto d’Italia: smantellato...

Doping di nuova generazione, maxi inchiesta tra Liguria e resto d’Italia: smantellato laboratorio clandestino, sequestri e misure cautelari

Dalla Cina ai siti web, passando per un garage trasformato in officina illegale: i NAS ricostruiscono un traffico di SARMs e ormoni peptidici. Sequestrati farmaci, criptovalute e beni per quasi 150 mila euro. Quattro indagati colpiti da misure cautelari, 65 perquisizioni in tutta Italia.

Un traffico organizzato di sostanze dopanti di ultima generazione, importate illegalmente dall’estero, confezionate in un laboratorio clandestino e commercializzate online su scala nazionale. È il quadro che emerge dall’articolata indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Savona, ritenuta di rilevante interesse pubblico sia per la dimensione del fenomeno sia per le potenziali e gravi ricadute sulla salute.

L’inchiesta, divenuta di dominio pubblico anche per l’applicazione di misure cautelari e l’esecuzione di perquisizioni e sequestri in più regioni italiane, è stata condotta dai Carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità (NAS) di Torino e Genova, con il supporto dei Comandi Provinciali di Savona e Imperia. Resta ferma, come previsto dalla Costituzione, dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, la presunzione di innocenza delle persone sottoposte a indagine.

Con ordinanza del 18 dicembre 2025, il GIP del Tribunale di Savona ha disposto la custodia cautelare in carcere per due persone domiciliate rispettivamente a Imperia e Varazze, e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per altri due soggetti residenti ad Albissola Marina. I reati contestati, allo stato delle indagini, sono associazione per delinquere, introduzione nel territorio nazionale di sostanze dopanti prive di autorizzazione all’immissione in commercio e commercio illecito di farmaci dopanti.

Al centro dell’inchiesta quella che gli investigatori definiscono “l’ultima frontiera del doping”: SARMs (modulatori selettivi del recettore androgeno) e ormoni peptidici. Si tratta di sostanze farmacologicamente attive, vietate in ogni contesto, anche al di fuori delle competizioni sportive, perché inserite nelle liste dell’Agenzia Mondiale Antidoping (WADA), costantemente aggiornate e recepite in Italia con decreti del Ministero della Salute. Prodotti di nuova generazione, oggi ammessi esclusivamente per uso sperimentale in ambito farmaceutico, senza certezze sull’efficacia e, soprattutto, sulla sicurezza: gli studi scientifici ne evidenziano infatti possibili e gravi effetti collaterali. L’eventuale impiego terapeutico, limitato a patologie severe, può avvenire solo sotto stretto controllo medico e tramite canali farmaceutici autorizzati.

Nonostante ciò, le indagini hanno registrato un allarmante aumento della domanda e dell’utilizzo di queste sostanze, in particolare nel mondo sportivo, anche amatoriale.

Secondo quanto ricostruito, le materie prime venivano importate illegalmente dalla Cina, quindi assemblate e confezionate in un laboratorio clandestino ricavato in un garage ad Albissola Marina. I prodotti finiti venivano poi commercializzati attraverso il sito internet “Alkemyx”, collegato a una società formalmente registrata in Olanda ma operativa di fatto in Italia almeno dal 2021. Decisivo, per l’individuazione dei flussi di importazione extra-UE, il contributo della sezione intelligence dell’Agenzia delle Dogane e di Europol: parte delle sostanze è stata intercettata, sequestrata e sottoposta ad analisi.

Le attività investigative — che hanno incluso servizi di osservazione, controllo e pedinamento, oltre a intercettazioni telefoniche e telematiche — hanno consentito di ipotizzare l’esistenza di un sodalizio criminale strutturato. Due soggetti, fondatori e amministratori della società, si sarebbero occupati degli acquisti delle materie prime, della logistica, dell’assemblaggio e della rivendita. Un consulente informatico avrebbe gestito la piattaforma online, mentre i genitori di uno degli organizzatori avrebbero affittato il garage destinato a laboratorio e acconsentito a ricevere presso la propria abitazione le sostanze importate illecitamente.

Parallelamente è stato ricostruito il volume d’affari della società, attraverso l’analisi degli acquisti, delle vendite e delle spedizioni effettuate nel corso degli anni. Con provvedimento del 19 novembre 2025, il GIP di Savona ha disposto il sequestro preventivo dei proventi riconducibili ad Alkemya fino a quasi 150 mila euro, oltre al sito internet e a tutti i beni utilizzati per commettere i reati, compresi il garage di Albissola Marina e un ufficio a Varazze.

Il 4 dicembre 2025 è stata data esecuzione al sequestro, con il supporto della sezione di polizia giudiziaria dei Carabinieri presso la Procura di Savona e del Nucleo Antifalsificazione Monetaria di Roma, specializzato in criptovalute. L’operazione ha portato al sequestro di una somma ingente, comprensiva di circa 20 mila euro in valuta digitale custodita su wallet dedicati.

Contestualmente sono state eseguite 65 perquisizioni personali e domiciliari in diverse località italiane, la maggior parte delle quali con esito positivo. Oltre agli indagati, i controlli hanno coinvolto 62 soggetti, nei cui confronti si ipotizza il reato di ricettazione per l’acquisto reiterato di sostanze dopanti tramite il sito Alkemya. Nel corso delle operazioni sono stati sequestrati ingenti quantitativi di prodotti: apparecchiature farmaceutiche, tre chilogrammi di principi attivi, circa 6.000 ampolle e 5.000 fiale già pronte, 2.000 inalatori e 15.000 pastiglie, quasi tutte marchiate Alkemya.

Dopo l’interrogatorio preventivo, nel quale gli indagati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, il GIP ha confermato l’applicazione delle misure cautelari personali.

La vicenda riaccende i riflettori su un fenomeno diffuso e trasversale: il ricorso a sostanze farmacologiche illegali per migliorare le prestazioni fisiche, non solo nello sport agonistico ma anche a livello amatoriale, con conseguenze potenzialmente gravissime per la salute. L’indagine è tuttora nella fase preliminare: sono in corso ulteriori accertamenti e approfondimenti e tutti i provvedimenti adottati hanno natura cautelare e provvisoria, in attesa delle determinazioni definitive dell’autorità giudiziaria.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti