Nuovo strappo tra Washington e la Corte penale internazionale (Cpi). Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni a due giudici dell’Aja coinvolti nelle indagini che riguardano Israele, inasprendo ulteriormente il confronto con l’istituzione giudiziaria internazionale. L’annuncio è arrivato dal segretario di Stato Marco Rubio, che ha motivato il provvedimento come risposta diretta alle decisioni assunte dalla Corte.
Secondo quanto riferito, i due magistrati — uno di nazionalità mongola e l’altro georgiana — hanno votato all’inizio della settimana contro il ricorso presentato da Israele dinanzi alla Cpi. Un passaggio procedurale che, agli occhi dell’amministrazione statunitense, confermerebbe l’intenzione della Corte di “prendere di mira” lo Stato ebraico, esponendo così i suoi giudici a misure restrittive da parte di Washington.
Le sanzioni, che rientrano nel più ampio quadro della linea americana di netta opposizione alla giurisdizione della Cpi su Israele, segnano un’ulteriore escalation diplomatica. Gli Stati Uniti, che non riconoscono l’autorità della Corte, hanno più volte accusato l’organismo internazionale di parzialità politica e di abuso del proprio mandato.
La decisione rischia ora di alimentare nuove tensioni sul piano internazionale, riaprendo il dibattito sul ruolo e sui limiti della giustizia penale globale nei casi che coinvolgono Stati non aderenti allo Statuto di Roma. Sullo sfondo resta il nodo irrisolto dei presunti crimini contro l’umanità e il delicato equilibrio tra sovranità nazionale, diritto internazionale e responsabilità individuale.
