5 Luglio 2026, domenica
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Appendino: «Amichettismo e ambiguità». Nel mirino i rapporti tra Palazzo Chigi, Atreju e l’azienda di Martin Avaro

Appendino (M5S) contro Donzelli: «Rapporti inopportuni con un’azienda legata a un personaggio dell’estrema destra»

Un atto di accusa netto, senza giri di parole, che chiama in causa Palazzo Chigi, la festa di Atreju e il ruolo di Giovanni Donzelli. È quello affidato a una nota dalla deputata del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino, che parla apertamente di amichettismo e di connivenze inopportune con figure dal passato quantomeno controverso.

Secondo Appendino, la replica di Donzelli non entra nel merito della questione e si limita a «buttare la palla in tribuna». Poco rileva, sostiene la parlamentare pentastellata, che l’azienda riconducibile a Martin Avaro abbia lavorato anche per altri soggetti politici: la domanda centrale resta inevasa. Per quali partiti, e soprattutto perché proprio quella società? «Di certo non per il M5S», puntualizza.

Il nodo politico, per Appendino, è tutt’altro che secondario. Al centro della polemica ci sono i rapporti tra le strutture riconducibili al governo e l’impresa di un soggetto noto alle cronache non solo giudiziarie, ma anche politiche, per un passato segnato da militanza nell’estrema destra, scontri di piazza, saluti romani e frequentazioni di ambienti neonazisti. Un profilo che la deputata definisce senza esitazioni «non raccomandabile».

Da qui una serie di interrogativi che chiamano direttamente in causa la presidente del Consiglio e il suo entourage: tra le molte aziende presenti sul mercato, perché affidarsi proprio a quella di Avaro? È una scelta dettata da rapporti politici pregressi? O il segno di una difficoltà a recidere definitivamente il legame con un certo passato?

Appendino parla di un fatto «gravissimo, inopportuno e indecente» e invita Donzelli a smettere di eludere il tema. «Sono convinta che sappia perfettamente chi sia Martin Avaro e conosca bene il suo trascorso da militante politico», afferma.

Pur evitando conclusioni maliziose, la deputata lascia aperta una via d’uscita: l’ipotesi di una semplice svista da parte di Palazzo Chigi. In quel caso, basterebbero delle scuse per chiudere la vicenda. Ma la domanda finale resta sospesa e rivolta direttamente ai vertici di Fratelli d’Italia: si tratta davvero di un errore, o c’è altro da chiarire?

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