La strada era ancora avvolta dalla luce incerta dell’alba quando, poco dopo le sette, la provinciale 464 all’altezza di Maniago, in provincia di Pordenone, si è trasformata in uno scenario drammatico. Un’auto e una corriera che trasportava studenti e qualche pendolare si sono scontrate frontalmente, un impatto violentissimo che non ha lasciato scampo al conducente dell’automobile, morto sul colpo.
Sul posto sono intervenuti immediatamente i soccorritori del Sores, i Carabinieri e i Vigili del fuoco. Mentre le ambulanze prendevano in carico i ragazzi feriti, tutti in codice verde, gli uomini del 115 hanno ingaggiato una corsa contro il tempo per raggiungere l’autista dell’autobus, rimasto intrappolato nella cabina deformata. Le lamiere, contorte come un groviglio di metallo, rendevano complicato ogni movimento. Ci sono volute circa due ore di lavoro per riuscire a liberarlo, con operazioni delicate svolte centimetro dopo centimetro.
Gli studenti, una cinquantina a bordo, sono stati immediatamente evacuati. Cinque o sei di loro, ancora sotto shock, sono stati accompagnati all’ospedale di Pordenone. Le loro condizioni, secondo le prime valutazioni, non destano preoccupazioni ma la violenza dell’urto e le immagini dell’incidente hanno lasciato molti segnati dall’emozione.
Ben diversa la situazione dell’autista della corriera: pur restando sempre cosciente e collaborativo, ha riportato ferite serie. Una volta estratto, è stato stabilizzato in ambulanza e trasferito in elicottero all’ospedale di Udine, dove è stato affidato alle cure dei sanitari.
Il tratto della Sr464 è rimasto chiuso a lungo per permettere le operazioni di soccorso e i rilievi. Resta ora da ricostruire con precisione la dinamica dell’incidente, mentre la comunità di Maniago si ritrova a fare i conti con una tragedia che ha spezzato una vita e sfiorato molti ragazzi diretti a scuola. Una mattina che doveva essere come tante altre si è trasformata in un evento che resterà impresso nella memoria di tutti coloro che hanno assistito o sono stati coinvolti.
