15 Agosto 2026, sabato
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Serracchiani attacca la Destra: “Così si tradisce la cultura delle istituzioni”

La responsabile Giustizia del Pd accusa il governo dopo la presenza della consigliera del Csm Bertolini a un incontro riservato di Fratelli d’Italia sulla campagna referendaria.

Debora Serracchiani affonda il colpo e lo fa con toni che evocano più di una semplice polemica politica. Per la responsabile Giustizia del Partito Democratico, quanto accaduto nelle ultime ore non è soltanto uno sconfinamento di ruolo, ma il segno di una vera e propria deriva istituzionale imputabile alla destra di governo.

Il riferimento è alla partecipazione di Isabella Bertolini, consigliera laica del Consiglio superiore della magistratura, a una riunione interna di Fratelli d’Italia dedicata alla strategia per il referendum costituzionale. Un incontro riservato, al quale avrebbe preso parte anche il sottosegretario con delega ai servizi, e dove si sarebbe discusso del coordinamento della campagna per il Sì.

Per Serracchiani, il punto non è il diritto dei consiglieri del Csm – siano essi togati o laici – di esprimere liberamente un’opinione sulle riforme costituzionali. Questo, osserva, rientra pienamente nel quadro delle loro prerogative individuali. Ciò che invece rappresenta un salto di livello è la presenza a un vertice di partito in cui si pianificano iniziative politiche e comunicative legate al referendum: una forma di partecipazione che, secondo la dirigente democratica, mette in discussione l’autonomia e l’imparzialità che dovrebbero caratterizzare l’organo di autogoverno della magistratura.

“È un’altra cosa, ben diversa dall’esprimere un pensiero pubblico”, afferma. Ed è, aggiunge, “l’ennesimo episodio che dimostra l’analfabetismo istituzionale di questa destra”. Un’accusa pesante che riaccende il confronto sul rapporto tra politica e magistratura, un tema che negli ultimi anni è tornato ciclicamente al centro del dibattito pubblico.

L’intervento di Serracchiani si inserisce infatti in un clima già segnato da tensioni e sospetti incrociati, in cui ogni gesto proveniente dalle istituzioni viene letto attraverso la lente della polarizzazione politica. La presenza di una consigliera del Csm in un incontro riservato di un partito, specie se collegato a un referendum di portata costituzionale, diventa così l’occasione per sollevare interrogativi più ampi sul rispetto delle regole e sulla tenuta degli equilibri istituzionali.

Il Pd denuncia un cortocircuito, la Destra respingerà presumibilmente le accuse parlando di libertà di partecipazione e di legittima interlocuzione politica. Ma l’episodio accende un nuovo fronte di scontro in una campagna referendaria già destinata a muoversi su un terreno scivoloso, dove ogni gesto rischia di trasformarsi in un caso politico.

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