9 Agosto 2026, domenica
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Meloni e altri cinque leader europei all’attacco di Bruxelles sulle auto del futuro

In una lettera congiunta indirizzata ai vertici dell’Unione, Italia, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Bulgaria e Ungheria chiedono di rivedere lo stop ai motori tradizionali nel 2035, difendono ibridi e biocarburanti e invocano la neutralità tecnologica.

Un fronte compatto di sei Paesi dell’Unione Europea si muove per rimettere mano alle politiche ambientali che governano il settore automobilistico. L’iniziativa parte da Palazzo Chigi: Giorgia Meloni, insieme ai leader di Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Bulgaria e Ungheria, ha firmato una lettera indirizzata ai vertici delle istituzioni comunitarie per chiedere una revisione dell’impianto normativo che regola le emissioni delle auto e, soprattutto, del calendario che prevede lo stop alla vendita dei veicoli con motori endotermici a partire dal 2035.

Il documento, scritto con toni fermi, mette al centro un concetto che i firmatari ritengono imprescindibile: la neutralità tecnologica. L’accusa rivolta a Bruxelles è quella di aver imboccato una strada considerata troppo rigida, dominata da un presunto dogmatismo ideologico che, secondo i sei governi, ha inciso negativamente su industrie, occupazione e competitività, senza produrre un beneficio proporzionale in termini di riduzione delle emissioni globali.

La richiesta: ibridi oltre il 2035 e biocarburanti riconosciuti come a zero emissioni

Il passaggio chiave della lettera riguarda il regolamento europeo che fissa il 2035 come anno di uscita dal mercato delle auto con emissioni di CO2. Meloni e gli altri leader chiedono che le vetture ibride continuino a essere autorizzate anche dopo quella data. Una posizione che mira a difendere un segmento considerato strategico per la transizione, soprattutto nei Paesi con un tessuto industriale che ha investito negli anni in tecnologie miste e che oggi teme un taglio troppo brusco verso l’elettrico.

Accanto agli ibridi, la missiva sollecita un riconoscimento formale dei biocarburanti come carburanti a emissioni zero. Una richiesta che riflette il pressing, in particolare dell’Italia, affinché il quadro normativo europeo consideri carburanti prodotti da fonti rinnovabili e potenzialmente in grado di ridurre l’impatto ambientale dei motori tradizionali, offrendo un percorso alternativo all’elettrico puro.

Lo scontro politico e industriale sul futuro della mobilità

L’iniziativa si inserisce in un dibattito che negli ultimi mesi si è fatto sempre più acceso. L’industria automobilistica europea, alle prese con investimenti colossali per la riconversione alla mobilità elettrica, è divisa tra chi ritiene inevitabile una rapida transizione e chi invoca una maggiore gradualità per evitare ricadute occupazionali e un’eccessiva dipendenza tecnologica da Paesi extraeuropei.

I sei governi che hanno firmato la lettera sostengono che l’Unione debba guardare con pragmatismo a tutte le soluzioni disponibili, senza escludere tecnologie che potrebbero contribuire alla decarbonizzazione del settore. Nel testo si richiama il rischio di mettere in difficoltà interi comparti produttivi e di allargare il divario competitivo tra Stati membri con capacità industriali differenti.

La pressione su Bruxelles

La missiva rappresenta un segnale politico diretto ai nuovi vertici dell’Unione, chiamati a valutare se il pacchetto normativo elaborato negli ultimi anni sia ancora sostenibile alla luce delle trasformazioni economiche in corso e delle tensioni geopolitiche che incidono sull’approvvigionamento energetico e sulle catene produttive.

Su ibridi e biocarburanti si gioca ora una partita che va oltre la tecnica normativa: riguarda il modello stesso di transizione che l’Europa intende adottare. Con questa lettera, Meloni e gli altri cinque leader puntano a riaprire il dossier, chiedendo che Bruxelles torni al tavolo con una visione più ampia, meno vincolata a scelte considerate unidirezionali.

Il confronto istituzionale è appena iniziato, ma è già chiaro che il 2035 non è più soltanto una data simbolica: è il nuovo terreno di scontro tra le ambizioni climatiche europee e le strategie industriali dei suoi Stati membri.

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