La frase è di quelle destinate a pesare sull’orizzonte già fragile dei colloqui internazionali: la Russia avrà il Donbass, con i negoziati o con le armi. Con queste parole, Vladimir Putin ha ribadito la linea che guida il Cremlino dal febbraio 2022, una linea che esclude concessioni e lega il destino della regione orientale ucraina a un esito che Mosca considera non negoziabile. La dichiarazione ha immediatamente attraversato le cancellerie europee, arrivando sul tavolo della riunione ministeriale dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, in corso a Vienna.
Ed è proprio da qui che giunge una delle reazioni più nette. Johann Wadephul, ministro degli Esteri tedesco, ha denunciato senza giri di parole l’assenza di qualsiasi segnale di distensione da parte della Russia nei colloqui in corso. Secondo il capo della diplomazia tedesca, Mosca non mostra alcuna seria intenzione di porre fine alla sua guerra di aggressione. Anzi, osserva Wadephul, Putin sta intensificando la sua retorica nei confronti dell’Europa, rimanendo fedele alle sue richieste massimaliste e continuando a fare affidamento sui mezzi militari.
Per Berlino, la posizione russa non ha solo un impatto diretto sul campo di battaglia ucraino. Si tratta di una minaccia più ampia, diretta alle fondamenta stesse dell’ordine di sicurezza europeo. La Russia, sotto il suo attuale regime, non è uno Stato pacifico, afferma Wadephul, ricordando come l’aggressione contro Kiev rappresenti un attacco ai principi che hanno sorretto per decenni la costruzione di uno spazio europeo sicuro e cooperativo.
Il ministro tedesco individua in questa situazione una sfida esistenziale per l’Osce, nata proprio per prevenire e disinnescare tensioni capaci di degenerare in conflitti aperti. Se il sistema di sicurezza condivisa si incrina, avverte Wadephul, l’Europa diventa più esposta, più vulnerabile e più dipendente dalla capacità delle sue istituzioni di agire con unità.
Da qui l’appello a rinsaldare il fronte multilaterale. Siamo forti solo se cooperiamo all’interno delle organizzazioni internazionali, se ci affidiamo alla cooperazione multilaterale, insiste Wadephul. È un invito a non lasciare che il logoramento della guerra indebolisca l’azione diplomatica comune, e a mantenere compatto il sostegno all’Ucraina in un momento in cui il Cremlino mostra di puntare ancora una volta sulla forza.
Mentre il conflitto entra in una fase che appare sempre meno propizia alla mediazione, le parole di Putin e la risposta tedesca restituiscono l’immagine di un’Europa che tenta di restare unita sotto la pressione di una guerra che continua a ridisegnare equilibri, alleanze e priorità strategiche.
