A cura di Gilberto Borzini
Quello che proponiamo con questa serie di articoli è un “piccolo corso accelerato di politica pratica” per apprendere come scovare tracce di verità all’interno della propaganda politica.
Nei due precedenti interventi abbiamo individuato non pochi parallelismi tra la politica operata da F.D.Roosvelt negli anni ’30 e ’40 del secolo scorso e l’attuale politica espressa dal presidente Trump.
In entrambi i casi l’elettorato “povero” premiò con il proprio voto uno dei personaggi più ricchi presenti nel panorama politico, e in entrambi i casi il Presidente fece in modo che gli USA entrassero a far parte attivamente di conflitti bellici di portata planetaria, ma soprattutto, ed è questo il tema di questo articolo, entrambi “flirtarono” a lungo con la Russia, con Stalin Roosvelt e con Putin Trump, non sempre, meglio sarebbe dire quasi mai, mostrando valide ragioni per le loro simpatie ma sempre, entrambi, cercando il modo per fare a pezzi l’Europa.
Il Piano Morgenthau
All’esordio della Seconda guerra mondiale, quando fu chiaro che il patto Molotov- von Ribbentrop era teso sostanzialmente alla spartizione della Polonia, la presidenza Roosvelt elaborò il Piano Morgenthau, di cui oggi sono al corrente solo pochi studenti universitari di storia visto che è stato fatto sparire dai percorsi di studio secondari.
Il Piano prevedeva, in caso di vittoria Anglo Russa contro le truppe hitleriane, l’abolizione dell’industria tedesca, di ogni genere, ordine e grado, e la trasformazione della Germania in un immenso contado agricolo.
Fu solo dopo un paio di anni, e grazie all’insistente lavorio ai fianchi di Churchill, che Roosvelt accettò di rivedere un Piano che avrebbe consentito all’Armata Rossa di arrivare serenamente sulle coste dell’Elba, e perché no direttamente a Parigi, non avendo da superare l’ostacolo di un apparato industriale tedesco.
Molti, Churchill incluso, sospettavano FDR di “intelligenza con Stalin”, ovvero di favorire espressamente le operatività e le strategie sovietiche, sia in patria, dove la vendita costante di armamenti americani all’Armata Rossa non passava inosservata, sia in Oriente, dove la “non politica” statunitense in Manciuria e Mongolia prima di Pearl Harbour consentì alla Russia di evangelizzare e preparare i futuri leader comunisti di Cina e Corea mentre la successiva guerra americana contro il Giappone favorì ulteriormente l’espansione sovietica in Asia, deflagrata successivamente con la Rivoluzione Maoista sostenuta da Mosca.
Non passò inosservata neppure in Italia, tanto che fu Alcide de Gasperi ad affermare, a guerra terminata da tempo, nel 1954, che “all’Italia non si doveva attribuire troppa colpa per non aver saputo sradicare il comunismo perché quella pianta malvagia era cresciuta nel clima roosveltiano.”
Non dimenticava, De Gasperi, che Togliatti era stato spedito nel 43 dai Russi a fare il “governatore” di Napoli e vi era giunto su una nave americana con una montagna di armi al seguito, seguendo lo stesso schema operato in Croazia, Slovenia, Dalmazia e Montenegro, dove la “comunistizzazione” titina generò le vicende a tutti note.
Pearl Harbour
Gli storici concordano sul fatto che alla Presidenza USA e alla sua Segreteria di Stato fossero ampiamente noti i movimenti giapponesi.
Il Giappone era finito nella lista nera statunitense appena si era alleato con i nazifascisti europei, ed era soggetto a sanzioni pesantissime che finirono rapidamente per affamare la popolazione e ridurre sensibilmente le possibilità di rifornimento di carburanti per l’esercito nipponico.
Tokyo cercò quindi di conquistare i giacimenti petroliferi filippini e indonesiani, cercando però anche una relazione diplomatica con Washington.
A sua volta Roosvelt aveva bisogno di un evento di portata tale da convincere i cittadini americani, restii alla guerra e in maggioranza assoluta non interventisti, a cambiare opinione.
Un fronte Pacifico di scontro tra USA e Giappone avrebbe inoltre consentito alla Russia di estendere il controllo in Asia continentale, soprattutto in Cina nell’area della Manciuria, sottraendo quei territori al Giappone.
Le reiterate richieste di incontro e di accordo proposte dal Governo giapponese, che richiedeva un alleggerimento delle sanzioni, vennero regolarmente respinte.
Le malelingue sostengono che il progetto di “aggressione giapponese” agli USA sia stato addirittura suggerito dagli apparati di intelligence statunitense perfettamente consapevoli che un evento drammatico come il bombardamento di Pearl Harbour, come in seguito accadde con le Torri Gemelle a New York (Presidenza Bush jr) e, nella stessa logica, il massacro del 7 Ottobre in Israele (Presidenza Trump e Governo israeliano Netaniahu), avrebbe convinto i cittadini della necessità di avviare il conflitto e entrare in guerra.
Stimolare l’avversario fino a fargli compiere l’atto che diviene “evento scatenante” è una vecchia, nota competenza statunitense che la presidenza Biden ha perfettamente articolato in Ucraina, obbligando, o almeno forzando, l’orso russo ad intervenire.
Il Premio
Argomenti di questa portata meriterebbero approfondimenti più strutturali e ampi, ma veniamo alle motivazioni, al “premio in palio” per le rispettive presidenze.
Roosvelt, favorendo spudoratamente Stalin persino nella conquista di Berlino, pose l’Inghilterra di Churchill in secondo piano assumendo in capo agli USA la primazia occidentale, sostituendosi di fatto nelle relazioni politiche, economiche e commerciali al vecchio Impero Inglese.
Mentre Churchill suggeriva agli USA di entrare in Europa dalla Grecia risalendo attraverso la Ex Yugoslavia, tagliando così la strada all’Armata Rossa nella corsa verso Berlino, Roosvelt optò per l’ingresso in Sicilia, incontrando una resistenza molto forte prima a Cassino poi lungo la linea gotica (e in sostanza perdendo tempo).
E quando Churchill implorava una risalita veloce delle truppe alleate per arrivare in Germania dal Brennero Roosvelt impose la preventiva liberazione della Francia sbarcando in Normandia.
Alla fine fu l’Armata Rossa a piantare la sua bandiera sui resti del Bundestag tedesco, ottenendo di fatto da Roosvelt la successiva sovietizzazione di Polonia, Cecoslovacchia, Romania, Ungheria, Yugoslavia, Paesi Baltici e Germania orientale.
Gli USA, a loro volta, dopo aver fatto proprio l’antico Impero Spagnolo con la guerra Ispano Americana del 1898, si sostituirono alla Corona Britannica nel ruolo di Super Potenza, di Paese guida sull’Atlantico e sul Pacifico.
Col Piano Marshall, nato in sostituzione del Piano Morgenthau, gli USA impiantarono le loro fabbriche, le proprie installazioni militari, crearono un grande mercato e una nuova classe media a cui vendere elettrodomestici e telefoni, radio, televisori, lifestyle, riviste, film, dischi, chewing-gum e Juke box, ma soprattutto economia e difesa. Salvo poi rendersi conto, settanta anni dopo, che il suddito aveva sviluppato muscoli e intraprendenza pericolosi per la propria economia.
Trump: un nuovo Piano Morgenthau?
Trump, erede dei lasciti del suoi predecessori e della storia americana, affronta il suddito europeo divenuto pericoloso, una forza economica alternativa a quella statunitense, e rinnova il patto con Mosca nel concedere ciò che Mosca desidera a condizione di ottenere, a propria volta, la soluzione di alcune impellenze.
Mosca vuole ricostituire la forma imperiale che fu sovietica, e questo obiettivo acclarato con l’aggressione all’Ucraina mette in fibrillazione soprattutto Paesi Baltici, Finlandia e Polonia.
Trump “disarma” dall’Europa vendendo agli europei le sue armi, e impoverisce l’Europa vendendo il suo GNL dopo aver concordato la manomissione dei gasdotti russi in accordo con gli ucraini.
L’unica funzione utile dell’Europa, agli occhi di Trump, è che torni ad essere un succube suddito che acquista i prodotti e i servizi Made in USA: se l’Europa vuole fare da sola allora che si fotta, che venga invasa, che vada in crisi, che vada sul lastrico. Agli USA è indifferente.
L’accordo di Trump con Putin potrebbe prevedere un nuovo Piano Morgenthau per l’Europa, con una Germania a prevalenza agricola che compri le sementi necessarie, ovviamente OGM, da Monsanto o chi per lei.
Perché gli USA non hanno alleati ma solo interessi, e sarebbe sempre opportuno ricordarlo.
