Tom Stoppard se n’è andato con la discrezione che appartiene solo ai giganti. Il grande drammaturgo e sceneggiatore, una delle voci più influenti della cultura anglosassone del secondo Novecento, è morto a 88 anni nella sua casa del Dorset, circondato dalla famiglia. L’annuncio è stato diffuso dai suoi rappresentanti dell’agenzia United Agents, confermando la scomparsa di un autore che ha saputo cambiare per sempre il modo di intendere il teatro contemporaneo.
Nato nell’ex Cecoslovacchia e approdato nel Regno Unito durante l’infanzia, Stoppard aveva fatto della lingua, della sua musicalità e delle sue infinite possibilità, il proprio campo da gioco intellettuale. Britannico nell’ironia, europeo nella profondità dello sguardo, universale nella capacità di coniugare filosofia, storia e leggerezza, è stato un autore che ha attraversato il suo tempo conservando un tratto di assoluta originalità.
La consacrazione cinematografica arrivò nel 1999 con l’Oscar alla miglior sceneggiatura originale per Shakespeare in Love, il film che mescolava finzione e realtà nel raccontare la nascita di Romeo e Giulietta. Stoppard vi aveva messo la sua firma più riconoscibile: la passione per il metateatro, la vertigine dell’intreccio, il gusto per il paradosso come chiave narrativa.
Ma è soprattutto sul palcoscenico che il suo nome rimane scolpito nella storia. Rosencrantz and Guildenstern Are Dead, la sua irriverente e filosofica variazione su Amleto, divenne fin dagli anni Sessanta un testo di culto, un’opera in cui l’assurdo e il tragico dialogano con una naturalezza sorprendente. Con Arcadia mostrò invece la propria capacità di esplorare la scienza, la memoria, l’amore e il tempo attraverso una costruzione drammaturgica magistrale, mentre con Rock ’n’ Roll intrecciò politica, rivoluzioni e musica in un racconto generazionale.
La sua ultima grande opera, Leopoldstadt, debuttata nel 2020, è stata forse la più personale: un viaggio nella memoria ebraica dell’Europa del Novecento, una riflessione intensa sulle radici, sulle identità negate, sulle ferite ancora aperte della storia.
Figura centrale della cultura teatrale britannica, Stoppard lascia un’eredità fatta di intelligenza scintillante, dialoghi cesellati e una capacità rara di ricordare al pubblico che il teatro è, prima di tutto, un luogo di pensiero vivo. Con la sua morte si chiude una stagione irripetibile, ma restano le sue opere, destinate a continuare a risuonare sulle scene di tutto il mondo.
