In una giornata simbolica dedicata all’eliminazione della violenza contro le donne, il blocco del disegno di legge sul consenso libero e attuale rappresenta non solo un grave passo indietro, ma una vera e propria vergogna. Così commenta Alessandro Zan, componente della segreteria nazionale del Partito Democratico ed eurodeputato, un tema che da tempo sta alimentando il dibattito politico in Italia.
Nel giorno in cui il mondo intero si mobilita per ricordare la necessità di contrastare la violenza sulle donne, l’ostacolo posto dalla maggioranza sul ddl che intende definire con maggiore chiarezza e precisione il principio del consenso nei rapporti sessuali rappresenta un messaggio devastante. La politica, invece di avanzare verso un maggiore riconoscimento dei diritti e della sicurezza delle donne, si è fermata su una questione che, nelle intenzioni della politica, sembrava ormai acquisita.
Al centro di questa vicenda ci sono le ultime mosse della maggioranza di governo, che, dopo l’intesa iniziale tra la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha visto un voltafaccia che ha preso alla sprovvista tanto gli alleati quanto l’opinione pubblica. Una proposta che, dopo aver ottenuto il consenso unanime alla Camera, ha visto il blocco proprio nelle ore che avrebbero dovuto segnare il suo passo finale verso l’approvazione.
Per Zan, questo non è solo un errore politico: è una sconfitta morale e sociale. Secondo l’esponente del Pd, la mancanza di coerenza da parte della maggioranza, che ora si rifiuta di portare avanti una legge che dovrebbe essere ovvia e naturale in un Paese civile, è il sintomo di un fallimento più grande. Un fallimento che riguarda la capacità del governo di mantenere le promesse fatte, non solo nei confronti del Parlamento, ma anche della società, soprattutto delle donne che, ogni giorno, si trovano a fronteggiare una realtà fatta di violenze, abusi e discriminazioni.
«La dignità e la sicurezza delle donne», continua Zan, «non possono essere subordinate agli equilibri interni della destra». Con queste parole, il politico del Pd sottolinea come il futuro della legge sul consenso non debba dipendere dai giochi di potere che all’interno della maggioranza stanno rallentando il percorso legislativo. In una nazione che si è detta pronta a combattere contro la violenza di genere, il fatto che una proposta di legge così fondamentale venga ostacolata rappresenta un pericoloso precedente. La sicurezza delle donne, per Zan, non può diventare un oggetto di scambio politico o una questione di compromessi al ribasso tra i partiti. È una questione che deve essere trattata con la serietà e la determinazione che merita.
Il ddl sul consenso, infatti, rappresenta un passo fondamentale nella lotta contro la violenza sessuale e la protezione delle donne. Al centro di questa proposta c’è la necessità di stabilire in modo chiaro che un rapporto sessuale non può essere considerato legittimo senza il consenso esplicito e attivo da parte di tutte le persone coinvolte. Si tratta di una normativa che, se approvata, farebbe un passo importante verso una definizione giuridica più moderna ed efficace del concetto di consenso, spesso oggetto di interpretazioni ambigue nelle aule di tribunale e nei dibattiti pubblici.
Nonostante le difficoltà politiche, la proposta di legge ha trovato un ampio sostegno nella società civile e tra le forze politiche di centrosinistra, ma anche tra alcune voci della maggioranza di destra, che inizialmente avevano espresso il loro appoggio al progetto. Tuttavia, i recenti sviluppi, che hanno visto l’ostruzionismo delle forze politiche che compongono il governo, hanno messo in discussione la capacità dell’esecutivo di garantire un impegno concreto su un tema che dovrebbe essere al di sopra delle divisioni politiche.
Il dato più preoccupante, sottolineato con forza da Zan, è che la difficoltà nell’approvazione del ddl sul consenso non riguarda tanto la legge in sé, ma il fatto che la sua discussione stia diventando un terreno di scontro politico anziché un’opportunità per migliorare il sistema giuridico e proteggere i diritti delle donne. Il rischio, avverte l’esponente del Pd, è che la politica finisca per trattare un tema così delicato come la sicurezza delle donne come un gioco di potere interno, dimenticando che si tratta di una questione che coinvolge direttamente la vita di milioni di persone.
Zan, infine, non esita a parlare di un fallimento politico e morale da parte di chi, come la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha visto sgretolarsi la promessa di una politica più attenta alla protezione delle donne, incapace di far rispettare l’intesa raggiunta con il suo stesso partito. Un’ulteriore sconfitta per la politica italiana, che rischia di trovarsi a dover spiegare a tutte le donne, alle famiglie e alla società civile perché la politica ha deciso di mettere in secondo piano una legge fondamentale per la loro protezione.
La sicurezza delle donne, conclude Zan, non può essere ostaggio di chi gioca sulla pelle degli altri per ottenere vantaggi politici. È il momento che il Parlamento e il governo dimostrino di avere la forza di fare ciò che è giusto, senza più cedere ai ricatti di partito. La legge sul consenso è una priorità e deve essere approvata senza ulteriori indugi.
