6 Settembre 2026, domenica
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La lunga ombra del governo Meloni tra stagnazione economica, infrazione europea e caro-spesa

Dal crollo del potere d’acquisto alla procedura d’infrazione sul golden power fino all’inflazione alimentare fuori controllo: il Partito Democratico attacca l’esecutivo accusandolo di immobilismo, interventi distorti e incapacità di leggere la realtà sociale ed economica del Paese.

Il Partito Democratico torna all’attacco dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni e lo fa con tre voci diverse ma convergenti, che descrivono un’Italia indebolita, un governo ripiegato su sé stesso e un paese attraversato da tensioni economiche sempre più evidenti.

D’Attorre: “Il quadro è impietoso, resta solo la durata del governo”
Arturo D’Attorre non usa perifrasi. A suo avviso, l’Italia vive una stagnazione che il governo fatica persino ad ammettere. La premier, osserva l’esponente dem, “è al potere da oltre tre anni” e il suo esecutivo ha già firmato “quattro delle cinque leggi di bilancio dell’intera legislatura”. Un tempo sufficiente, afferma, per poter finalmente valutare i risultati, ma proprio su questo terreno emerge secondo lui “un quadro impietoso”.

D’Attorre cita numeri dettagliati: salari erosi di oltre l’8% in potere d’acquisto, produttività del lavoro in calo, crescita economica in frenata fino a sfiorare lo zero. A questo si aggiunge un aumento persistente dei prezzi dei beni di prima necessità, proprio quelli che incidono sulle famiglie più fragili, come attestano i dati dell’Unione nazionale consumatori elaborati su base ISTAT. Numeri difficili da minimizzare. “È ancora colpa di chi ha governato prima?”, domanda polemicamente D’Attorre, convinto che l’unico primato rivendicabile dalla premier sia quello della longevità del suo esecutivo. “Un governo che si avvia a diventare il più lungo e inutile della storia repubblicana”, taglia corto.

Misiani: “Procedura d’infrazione inevitabile, Governo smentito dall’Europa”
A rincarare la dose è Antonio Misiani, responsabile economico del PD, che definisce “inevitabile” la decisione della Commissione europea di aprire una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia sul golden power. Una scelta che, secondo Misiani, rappresenta “una sconfessione clamorosa della linea del Governo”.

Per mesi, sostiene l’esponente dem, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e la stessa premier avrebbero trasformato lo strumento dei poteri speciali in un freno politico, piegandolo a logiche di controllo degli equilibri nel sistema bancario. L’uso disinvolto della formula della “sicurezza nazionale” avrebbe così bloccato operazioni interne al credito italiano senza reali motivazioni. “Era inevitabile che l’Europa li richiamasse all’ordine”, afferma Misiani, che descrive un esecutivo più attento a ridisegnare la geografia del potere bancario che a sostenere imprese e famiglie strette nella morsa dell’accesso al credito.

La gestione del caso BPM, in particolare, viene considerata emblematica: mentre il governo tentava di mantenere la banca lontana da UniCredit, la stessa BPM veniva di fatto assorbita nell’orbita di Crédit Agricole. Un cortocircuito strategico che per Misiani rivela “la confusione di un esecutivo sovranista a corrente alternata”. Il risultato sarebbe una perdita di credibilità per il Paese e un danno reputazionale che rischia di pesare su risparmiatori e imprese. Per questo, conclude, sarà necessario che il Parlamento faccia piena luce su quanto accaduto e che il settore bancario torni dentro un quadro di regole coerenti con il diritto europeo.

Laureti: “Il carrello della spesa corre, il governo resta immobile”
La terza critica arriva da Bruxelles. Camilla Laureti, eurodeputata e responsabile Politiche agricole del PD, punta il dito contro l’inflazione alimentare che continua a crescere con un ritmo costante. Anche l’Unione nazionale consumatori, ricorda, conferma un quadro in cui i prezzi nel settore agroalimentare corrono mentre il governo resta fermo.

Per Laureti, l’aumento del costo del cosiddetto carrello della spesa è l’indicatore più immediato della realtà economica del Paese, una realtà che l’esecutivo non saprebbe o non vorrebbe affrontare. A rendere il quadro più critico è la contraddizione tra il rincaro dei prodotti e il calo del reddito agricolo, penalizzato soprattutto dai costi energetici tra i più alti d’Europa. Secondo l’eurodeputata, senza interventi sull’energia, sul potere d’acquisto e sulla tutela degli agricoltori lungo la filiera, le famiglie saranno costrette a rinunciare a beni essenziali. E finché non si affronta il nodo salariale, dalla mancata indicizzazione all’inflazione alla resistenza sull’introduzione del salario minimo, la situazione resterà bloccata.

Un fronte di critiche che convergono sulla stessa diagnosi
Le voci del Partito Democratico, pur diverse nei toni e nelle competenze, compongono un’unica immagine: un governo che rivendica stabilità ma produce scarsi risultati sul fronte economico e sociale; un esecutivo che usa gli strumenti di controllo più come leve politiche che come garanzie istituzionali; un potere che appare, nelle parole degli avversari, più intento a resistere che a governare.

Un giudizio severo, quello del PD, che si muove in un momento in cui i nodi economici del Paese – inflazione, stagnazione, credito – continuano a stringersi. E che annuncia una stagione politica segnata da uno scontro sempre più aperto sulla gestione della realtà economica italiana.

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