All’alba, quando il Salento è ancora avvolto nelle prime ombre del giorno, oltre cento Carabinieri si sono mossi in simultanea tra paesi, campagne, basi logistiche e covi blindati. È scattata così una delle operazioni antimafia più vaste degli ultimi anni nella provincia di Lecce, al termine di un’indagine lunga, minuziosa e complessa, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia. Il bilancio è pesante: ventidue arresti, dei quali diciotto in carcere e quattro ai domiciliari, sessantacinque indagati in totale, ventitré misure cautelari firmate dal Gip del Tribunale di Lecce, una delle quali non eseguita poiché il destinatario è deceduto. Sequestrati beni per oltre ottocentomila euro.
A supportare l’azione, una imponente macchina operativa: lo Squadrone Eliportato Cacciatori Puglia, le unità cinofile di Bari, il Sesto Nucleo Elicotteri di Bari-Palese, i reparti specializzati API e SOS dell’Undicesimo Reggimento Puglia. Una mobilitazione capillare che ha toccato più province e ha centrato l’obiettivo di disarticolare la rete operativa e finanziaria di gruppi riconducibili alla Sacra Corona Unita.
Le accuse per gli indagati delineano il volto di un sistema criminale fluido, radicato, pervasivo. Associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione e spaccio, rapina, lesioni aggravate, usura, estorsione, ricettazione, detenzione e porto illegale di armi ed esplosivi, procurata inosservanza di pena. Tutti reati aggravati dal metodo mafioso. Un dato, quest’ultimo, che conferma la capacità del sodalizio di intimidire e condizionare il territorio. Le indagini hanno inoltre fotografato un aspetto spesso sottovalutato: il ruolo stabile e operativo di diverse donne ai vertici dei circuiti dello spaccio.
L’inchiesta affonda le proprie radici in un episodio decisivo: la cattura del latitante Sergio Notaro, figura storica della Sacra Corona Unita, già condannato nel primo maxi-processo al clan guidato da Giovanni De Tommasi a Squinzano. Ricercato per una lunga serie di reati commessi tra il 2008 e il 2013, tra cui l’associazione mafiosa, Notaro fu individuato in una dependance nelle campagne di Melendugno, dove si nascondeva da mesi. Il blitz che pose fine alla sua fuga divenne la scintilla dell’intera indagine, battezzata non a caso “Escape”.
Da quel momento, gli investigatori del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Lecce hanno ricostruito, tassello dopo tassello, la rete che aveva protetto la latitanza del capo clan e, soprattutto, l’architettura delle due frange operative a lui riconducibili, attive tra Campi Salentina e Squinzano. Una guidata proprio da Notaro, l’altra da un esponente vicino al gruppo De Tommasi. Parallelamente, gli inquirenti hanno documentato l’esistenza di una terza organizzazione, strutturata in forma verticistica, dedita allo spaccio nelle aree di Campi Salentina, Novoli e Trepuzzi, e ancora una quarta rete impegnata nel narcotraffico nella zona di Casarano.
Il cuore del sistema era quello, antico e ancora attuale, del finanziamento autonomo dei clan. I pusher consegnavano i proventi ai referenti, che li destinavano al sostegno dei detenuti, alle loro famiglie e al mantenimento delle attività economiche dell’organizzazione. Durante la latitanza di Notaro, la gestione operativa fu assunta dal figlio, incaricato di riscuotere il denaro e coordinare le attività criminali: usura, estorsioni, traffico di droga, rapine. Le indagini hanno accertato tassi usurari di dieci per cento al mese, pari al centoventi per cento annuo, imposti a imprenditori in difficoltà, con minacce e violenze sistematiche per il recupero dei crediti.
Dietro questa struttura economica vi erano basi logistiche dedicate alla custodia e al confezionamento della droga, soprannominate “cd” o “stecche”. Una di queste era una sala giochi di Novoli, considerata dagli investigatori una vera centrale dello spaccio. A gestirla, un quarantanovenne finito in carcere insieme alla compagna, coinvolta stabilmente nelle forniture di cocaina. E non è l’unico caso di donne ai vertici: una quarantaduenne di Racale, già detenuta per un arresto di luglio con il sequestro di quasi ottanta chili di stupefacenti, è stata a sua volta raggiunta dal provvedimento cautelare.
Il volume di droga sequestrata nel corso dell’indagine dà la misura del giro d’affari: circa settanta chili tra cocaina, marijuana e hashish. Fra gli episodi più rilevanti, l’arresto di due cittadini albanesi trovati con trenta chili di hashish e marijuana, e il sequestro a Racale di tre chili e mezzo di cocaina e ventotto chili di marijuana a carico di tre soggetti già noti.
A rafforzare il dominio sul territorio, il gruppo aveva a disposizione un arsenale. Nella sala giochi di Novoli, teatro anche di un episodio intimidatorio in cui due affiliati esplosero colpi d’arma da fuoco contro un sodale, i Carabinieri trovarono pistole calibro nove e sette e sessantacinque, un mitra MP5, un fucile a canne mozze, un ordigno esplosivo di due chili e mezzo e una grande quantità di munizioni. Armi pronte, secondo gli investigatori, non solo per difendere il business, ma anche per imporre il controllo criminale.
L’indagine ha inoltre permesso di identificare uno degli autori della rapina compiuta l’otto settembre 2019 ai danni di un noto avvocato penalista di Trepuzzi. Una ricostruzione dettagliata ha riportato alla luce la brutalità di quella notte: tre uomini incappucciati e armati appostati nella pineta; l’agguato al professionista; il colpo sferrato al volto; la pistola puntata alla tempia; l’ingresso forzato in casa; la famiglia terrorizzata e immobilizzata; la cassaforte aperta sotto minaccia; denaro, gioielli e orologi sottratti; la fuga dei malviventi dopo aver rinchiuso moglie e figli in bagno.
La maxi-operazione di oggi rappresenta un passo decisivo nel contrasto alla criminalità organizzata nel Salento. Un intervento che colpisce strutture, ruoli, finanze e armamenti dei clan, restituendo ossigeno a una comunità che da anni convive con la pressione mafiosa. È il risultato di un coordinamento serrato tra Arma dei Carabinieri e Autorità giudiziaria, ma anche della presenza costante dei reparti sul territorio, chiamati ogni giorno a fronteggiare un fenomeno che muta, si adatta, tenta di radicarsi dietro attività lecite e volti insospettabili.
Oggi, con l’operazione Escape, quel sistema subisce un colpo profondo. E il territorio conquista una nuova misura di sicurezza e fiducia.
