La Camera ha approvato il decreto flussi con 131 voti favorevoli, 75 contrari e 7 astenuti, aprendo la strada al passaggio del provvedimento al Senato per la seconda lettura. Il testo ritocca i meccanismi che regolano l’ingresso dei lavoratori stranieri in Italia, intervenendo in particolare sulle tempistiche e sui requisiti necessari per il rilascio dei permessi di soggiorno legati a rapporti di lavoro.
Il cuore del decreto riguarda l’aggiornamento dei termini entro i quali devono essere completate le procedure amministrative, tema cruciale in un sistema spesso rallentato da verifiche e incastri burocratici. Il provvedimento rivede il ruolo delle amministrazioni competenti nei controlli di veridicità sulle dichiarazioni presentate dai datori di lavoro e dagli enti coinvolti, con l’obiettivo dichiarato di accelerare gli ingressi regolari e, al tempo stesso, rafforzare gli strumenti di controllo.
Tra le modifiche più rilevanti figura l’eliminazione dell’obbligo di allegare, alla domanda di visto, la conferma della disponibilità all’assunzione da parte del datore di lavoro. Una novità che punta a semplificare la procedura di ingresso, evitando adempimenti considerati ridondanti rispetto ad altre verifiche già previste nei passaggi successivi.
Sul piano politico, il provvedimento ha attraversato una fase intensa in commissione Affari istituzionali. La Lega, dopo aver presentato una serie di emendamenti, ha scelto di ritirarli per trasformarli in ordini del giorno, con l’obiettivo di farli valere nel primo provvedimento utile. Una strategia che ha trovato conferma in Aula, dove il partito di Matteo Salvini ha ottenuto l’approvazione di alcuni odg mirati a introdurre una stretta sui ricongiungimenti familiari, da tempo al centro del dibattito interno alla maggioranza.
L’approvazione alla Camera apre ora un nuovo capitolo al Senato, dove il decreto dovrà essere esaminato in tempi stretti. Il confronto tra le forze politiche è destinato a rimanere serrato, in un quadro in cui il tema della gestione dei flussi migratori continua a essere uno dei nodi più sensibili dell’agenda politica nazionale.
