6 Ottobre 2026, martedì
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Fine vita, tra legge, fede e libertà: a Nola il confronto che l’Italia non può più rinviare

Bioetica, biodiritto e teologia si incontrano in un convegno che prova a colmare il vuoto lasciato dal Parlamento. Al centro, le parole forti dell’Avv. Pasquale Mautone: «Serve una legge nazionale. Non possiamo più accettare disparità, solitudini e migrazioni del dolore».

Quando la scienza incontra il limite e la libertà individuale sfiora la fragilità estrema, il dibattito si fa necessario. E urgente. È in questo solco che si inserisce il convegno “Fine vita tra bioetica, biodiritto e dimensione teologica”, organizzato dall’Unione Giuristi Cattolici Italiani, dall’AMCI e dalla Scuola Bruniana, in programma il 21 novembre 2025 nella Sala dei Medaglioni della Curia Vescovile di Nola.

Un appuntamento che riunisce voci autorevoli del diritto, della medicina e della filosofia, chiamate a misurarsi con un tema che divide l’opinione pubblica e su cui il Parlamento italiano continua a non legiferare, lasciando spazio a interpretazioni giurisprudenziali, iniziative regionali e conflitti etici sempre più difficili da governare.

Un parterre di alto profilo e un dibattito ormai inevitabile

Dopo i saluti istituzionali, affidati ai vertici del foro nolano e dell’associazionismo giuridico, la discussione entrerà nel vivo con gli interventi di studiosi ed esperti come il Prof. Pasquale Giustiniani, il Prof. Lucio Romano, il penalista Giuliano Balbi, l’Avv. Giuseppe Guida e il Dott. Antonio Maione.

A moderare sarà la Prof.ssa Anna Papa, costituzionalista, mentre il contributo più atteso è quello dell’Avv. Pasquale Mautone, cassazionista, docente, giornalista, consulente della Regione Emilia-Romagna e tra i massimi esperti nazionali di clinical risk management e responsabilità sanitaria. Autore di saggi e monografie che hanno segnato il dibattito italiano, Mautone porterà una riflessione profonda sulla Legge 219/2017 e sulle Disposizioni anticipate di trattamento, con un focus sulla nozione – recentemente ridefinita dalla Consulta – di “trattamento di sostegno vitale”.

INTERVISTA

Avv. Pasquale Mautone: «Tra dolore e dignità, è il Parlamento che deve assumersi la responsabilità del fine vita»

1) Avvocato, come si affronta il fine vita nella prospettiva della tutela della persona?

«Partiamo da una domanda fondamentale: il senso del dolore, la scelta, e le ragioni della scelta.
Come spiega Salvatore Natoli, il dolore ha due dimensioni: una oggettiva — il danno — e una soggettiva, cioè come la persona vive quella sofferenza.
Il punto di incontro tra prospettiva religiosa e laica è la dignità dell’essere umano: per i credenti la vita è un dono sacro; per una visione laica è un bene fondamentale da proteggere nel rispetto della libertà individuale. La dignità resta il terreno comune.»

2) Lei è stato audito in Regione Emilia-Romagna sul tema del fine vita. Come si arriva al suicidio assistito riconosciuto dalle ASL?

«Qui emerge il vero problema: il Parlamento non interviene, e le Regioni iniziano a riempire il vuoto normativo. Toscana, Emilia-Romagna e Sardegna si sono già mosse.
Ma il Presidente Cesare Mirabelli lo dice chiaramente:
«Sul fine vita le Regioni non hanno competenza. Si tratta di diritti fondamentali, e la disciplina deve essere nazionale».

Il rischio è evidente: venti modelli diversi, con disparità di trattamento tra cittadini che vivono condizioni identiche ma in territori differenti.»

3) Cosa ha stabilito la sentenza 135/2024 della Corte costituzionale sul “trattamento di sostegno vitale”?

«La Corte ha chiarito un punto decisivo per l’accesso alla morte volontaria medicalmente assistita: cosa rientra nei trattamenti di sostegno vitale.
Il caso riguardava un paziente immobilizzato dalla sclerosi multipla.

La Consulta ribadisce che il paziente ha il diritto di rifiutare qualsiasi trattamento, anche complesso, anche se praticato da personale sanitario.
E precisa che il sostegno vitale non riguarda solo apparecchiature sofisticate, ma anche procedure che possono essere assicurate da caregiver o familiari.
È un passaggio fondamentale per definire i confini della non punibilità nell’aiuto al suicidio.»

4) Eutanasia e suicidio assistito vengono spesso confusi. Qual è la differenza? E quale ruolo ha il consenso informato?

«Il consenso informato è il pilastro della medicina contemporanea: non una firma, ma un dialogo tra medico e paziente.
La legge tutela l’autodeterminazione: ogni persona può rifiutare o interrompere un trattamento, e il medico deve rispettare questa decisione.

Eutanasia e MVMA sono due cose diverse:

  • nell’eutanasia, illegale in Italia, il farmaco letale è somministrato direttamente da un medico;
  • nella morte volontaria medicalmente assistita è il paziente ad autosomministrarsi il farmaco, dopo un iter rigoroso e multidisciplinare.

Non va confusa neppure la sedazione palliativa profonda, che appartiene alle cure palliative e non ha finalità accelerative della morte.»

«Non possiamo più assistere in silenzio alle migrazioni del dolore verso la Svizzera»

«Dopo Norimberga, consenso informato e dignità sono i cardini della relazione di cura.
Il Parlamento — come ricordava Aldo Moro — deve fermarsi davanti al rispetto della persona umana.

Oggi, però, siamo davanti al rischio concreto che il vuoto legislativo generi venti normative regionali, conflitti, diseguaglianze e continui viaggi all’estero per chi cerca risposte che in Italia non trova.

È una responsabilità che non può più essere elusa.»

Il convegno arriva in un momento in cui la giurisprudenza costituzionale ha tracciato paletti più chiari ma non esaustivi, e il Paese resta sospeso tra libertà individuale, etica pubblica e tutela della vita.
A Nola si proverà a riportare ordine, metodo e soprattutto ascolto, partendo da un presupposto che sembra mettere tutti d’accordo: la dignità della persona non può essere delegata alla solitudine né alla geografia.

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