Nel dibattito politico di queste settimane, Chiara Appendino sceglie di alzare la voce su due fronti che reputa decisivi per l’identità del Movimento 5 Stelle: la redistribuzione della ricchezza e la sicurezza nelle città. Temi tradizionalmente percepiti come lontani tra loro, ma che la deputata unisce in un’unica cornice: quella della responsabilità politica e della concretezza delle soluzioni.
Il primo affondo riguarda la patrimoniale, tema che nel panorama politico italiano riemerge ciclicamente per poi essere rapidamente archiviato. Appendino, però, rivendica la necessità di affrontarlo senza esitazioni. “La patrimoniale è sicuramente una misura progressista. Non bisogna avere paura di parlare di giustizia sociale e di redistribuzione della ricchezza: deve essere un nostro obiettivo”, afferma.
L’ex sindaca di Torino riconosce che la sola parola “tasse” possa risultare divisiva, ma sostiene che il coraggio politico consista proprio nel non farsi intimidire da riflessi condizionati. “So che parlare di tasse spaventa, ma dobbiamo avere il coraggio di chiedere un contributo a chi ha più di 10 milioni di euro: è una misura di buon senso”, spiega.
Da qui la chiamata in causa del Movimento 5 Stelle, che secondo Appendino non può evitare di misurarsi con proposte di redistribuzione autentica: “Posso capire che non lo faccia Meloni, ma una forza come il Movimento 5 Stelle non può sottrarsi”. E se a Bruxelles – ricorda – il lavoro portato avanti da Pasquale Tridico va nella direzione di una tassazione progressiva dei grandi patrimoni, Appendino è netta: “Non basta delegare all’Europa, dobbiamo farlo anche qui”.
È una presa di posizione che mira a riaprire un fronte identitario e programmatico all’interno del M5S, spingendo il partito a rivendicare un ruolo più marcato sul terreno della giustizia sociale.
Il secondo capitolo dell’intervista riguarda un tema che sta tornando al centro dell’agenda pubblica: la sicurezza. Un argomento spesso utilizzato come clava politica, ma su cui Appendino rivendica un approccio pragmatico e non ideologico.
“Il tema a cui tengo di più è la sicurezza”, afferma, annunciando di aver depositato un emendamento per istituire un fondo da 500 milioni destinato alle politiche integrate di sicurezza, con risorse da distribuire a sindaci e prefetture. L’obiettivo è finanziare interventi concreti nei quartieri, dalle infrastrutture urbane ai progetti sociali che contribuiscano a ridurre situazioni di rischio.
Secondo la deputata, la sicurezza non appartiene né alla sinistra né alla destra, ma è una questione che riguarda ogni cittadino. E proprio per questo critica le posizioni estreme dei due poli. “È un bene che il tema sia tornato al centro del dibattito, anche perché in passato a sinistra si è chiuso un occhio per ragioni ideologiche. Mentre a destra si fa propaganda, con decreti spot, ma senza risultati tangibili”.
La richiesta al Parlamento è una sola: approvare il fondo. “Votiamolo”, sollecita Appendino, convinta che la credibilità delle istituzioni passi attraverso risposte misurabili e immediate. Perché, avverte, “se una donna o un giovane hanno paura a uscire la sera nel loro quartiere, lo Stato ha perso”.
Il messaggio complessivo che emerge dalle sue parole è chiaro: riappropriarsi dei temi sociali e della sicurezza con un approccio non ideologico ma pragmatico, e spingere il Movimento 5 Stelle a esercitare fino in fondo il proprio ruolo di forza progressista. Un appello che punta a rimettere al centro del dibattito due questioni strutturali del Paese e, al tempo stesso, a ridefinire la postura politica dei pentastellati in una fase di trasformazione non ancora conclusa.
