6 Ottobre 2026, martedì
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L’Europa davanti al conto della guerra: Kiev verso un deficit da settanta miliardi

In una lettera ai Ventisette la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen delinea il quadro finanziario dell’Ucraina per il dopo-conflitto e indica le possibili strade per colmare un divario di bilancio destinato a durare negli anni.

Il linguaggio è misurato, ma la sostanza pesa come un macigno. Ursula von der Leyen, in una lettera indirizzata ai governi dei Ventisette e dedicata ai cosiddetti Prestiti di Riparazione a favore di Kiev, mette nero su bianco l’ampiezza della voragine finanziaria che l’Ucraina dovrà fronteggiare anche nello scenario, oggi tutt’altro che garantito, di una guerra conclusa entro la fine del 2026.

La presidente della Commissione europea richiama le proiezioni preliminari del Fondo monetario internazionale: pur includendo nel calcolo l’insieme degli aiuti già promessi, il bilancio ucraino presenterà comunque un disavanzo definito “enorme”, impossibile da colmare senza ulteriore sostegno internazionale. È un allarme che mira a preparare il terreno politico alle scelte dei prossimi mesi, quando l’Unione dovrà decidere come e con quali strumenti finanziare la fase di ricostruzione e stabilizzazione del Paese.

Secondo le stime riportate nella lettera, visionata dall’Ansa, il fabbisogno aggiuntivo di Kiev per il 2026 ammonterà a settanta miliardi di euro, destinati a scendere a sessantaquattro nel 2027. Cifre che restituiscono la scala della sfida, soprattutto se rapportate alla capacità attuale dell’Ucraina di generare entrate in un’economia provata da anni di bombardamenti, occupazioni e infrastrutture mutilate.

Von der Leyen elenca tre possibili opzioni di intervento, includendo fra queste l’utilizzo degli asset russi congelati in Europa. Una strada che divide le capitali dell’Unione e che richiederebbe una complessa architettura giuridica, ma che Bruxelles considera parte del dibattito necessario per non trasferire interamente sui contribuenti europei il peso della ricostruzione.

Il messaggio della Commissione è chiaro: la solidarietà politica e militare all’Ucraina deve ora tradursi in un impegno finanziario duraturo, calibrato su un fabbisogno che non si esaurirà con la fine delle ostilità. Per Bruxelles, il momento delle decisioni si avvicina e, con esso, la necessità per l’Europa di interrogarsi su quale sarà il proprio ruolo nella lunga e complessa stagione del dopo-guerra.

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