Proseguono a ritmo serrato le ispezioni nel complesso della Casa del Jazz a Roma, nel tentativo di individuare l’accesso a un tunnel tombato, avvolto da decenni di mistero. Le autorità sospettano che al suo interno possano essere custoditi resti legati al giudice Paolo Adinolfi, scomparso nel 1994, e la curiosità degli investigatori si intreccia con la memoria storica della villa.
A gettare luce su ciò che potrebbe celarsi sotto il pavimento del complesso è Franco Piacentini, figlio dell’ex custode della dimora che fu di Nicoletti, che ha vissuto in quella villa per vent’anni, dal 1948 al 1968. “Prima c’era un salone dove si facevano le feste, e poi una cantina. Ci si scendeva attraverso una trentina di scalini”, racconta con voce ferma, ma intrisa di ricordi che sembrano risvegliare muri e corridoi della villa.
Piacentini aggiunge dettagli che fino ad oggi erano sconosciuti: “Io ci ho abitato, mio padre lavorava per il commendatore. Lì sotto qualcosa ci deve essere, hanno subito chiuso questa botola che arrivava fino alle catacombe”. La sua testimonianza assume un peso particolare: non si tratta di ipotesi, ma di ricordi concreti, vissuti in prima persona durante due decenni di quotidianità nella dimora.
L’ex custode non nasconde l’incertezza sul contenuto del tunnel, ma la suggestione è palpabile. “Ci potrebbe essere di tutto – spiega – niente, o anche il cadavere”. Parole che aprono scenari inquietanti, alimentando interrogativi rimasti senza risposta per oltre trent’anni.
Il complesso della Casa del Jazz, già noto per la sua funzione culturale e per ospitare eventi musicali di rilievo, si ritrova ora al centro di un’indagine che intreccia memoria storica, misteri del passato e potenziali verità nascoste. Gli scavi in corso potrebbero trasformare un luogo di musica e arte in un teatro di scoperte inattese, con la voce di chi ha vissuto in prima persona la villa a fare da filo conduttore tra presente e passato.
Franco Piacentini rappresenta dunque un testimone unico: la sua esperienza ventennale all’interno della villa fornisce agli investigatori coordinate precise, indicazioni concrete e, soprattutto, una visione intima di spazi che oggi, dopo decenni, restano chiusi e sigillati.
Mentre gli scavi proseguono, ogni passo degli operatori e ogni ispezione rischiano di far emergere segreti che per troppo tempo sono rimasti sepolti. La città osserva con attenzione, tra speranza di risposte e la fascinazione per un mistero che sembra essere parte integrante della memoria storica della capitale.
