Si sono congedate come hanno vissuto: insieme, inseparabili, protagoniste fino all’ultimo atto. Alice ed Ellen Kessler, figure simboliche dello spettacolo europeo e volto luminoso della televisione degli anni Sessanta, sono morte all’età di ottantanove anni. La notizia, diffusa da diversi media tedeschi, ha immediatamente riacceso i riflettori su due artiste che per oltre mezzo secolo hanno incarnato un’idea di eleganza e disciplina professionale rimasta nella memoria collettiva.
Nate il 20 agosto 1936 a Nerchau, in Sassonia, cresciute artisticamente tra palcoscenici tedeschi e internazionali, le gemelle avevano conquistato anche il pubblico italiano. Cantanti, ballerine, attrici, intrattenitrici, erano diventate un marchio di fabbrica dello spettacolo leggero. La loro presenza scenica, impeccabile e sincronizzata al millimetro, valse loro il soprannome di gambe della nazione, titolo nato alla fine degli anni Cinquanta e rimasto indissolubilmente legato alla loro immagine.
Secondo quanto riportato dal quotidiano Bild, le due sorelle avrebbero scelto il suicidio assistito, pratica consentita in Germania a condizioni rigorose: la persona coinvolta deve essere pienamente capace di intendere e di volere, deve agire autonomamente e di propria spontanea volontà, senza che terzi compiano l’atto materiale che causerebbe la morte. L’ordinamento tedesco vieta infatti l’eutanasia attiva. La ricostruzione del giornale è stata accompagnata dalla conferma dell’intervento della polizia: un’auto dell’unità specialistica K12 ha raggiunto la loro abitazione a mezzogiorno di lunedì. Gli agenti hanno constatato il decesso durante il primo esame dei corpi, escludendo qualsiasi ipotesi di omicidio.
La scelta delle gemelle, se confermata nelle modalità, non sarebbe stata improvvisa. Nel 2012, in un’intervista al settimanale Chi, Alice ed Ellen avevano dichiarato che, qualora una di loro fosse caduta in uno stato vegetativo, l’altra avrebbe trovato il modo di aiutarla a uscire di scena. Parole che allora fecero discutere, ma che restituivano la loro visione della dignità personale, intrecciata a un rapporto simbiotico e ininterrotto.
Il loro legame non si è spezzato neppure nella morte. Le sorelle avevano chiesto di essere sepolte insieme, in un’unica urna, accanto alle ceneri della madre Elsa e del cane Yello, compagni di vita evocati sempre con affetto. Una scelta che chiude un arco biografico vissuto in perfetta sintonia, dalle prime esibizioni nei teatri tedeschi all’affermazione internazionale.
Il periodo italiano, iniziato nel 1961, segnò la consacrazione del loro mito televisivo. La partecipazione al varietà Giardino d’inverno, con la regia di Antonello Falqui, le coreografie di Don Lurio e l’orchestra di Gorni Kramer, aprì loro le porte della grande popolarità. Ma fu Studio Uno, con la celebre sigla Da-da-un-pa, a renderle un fenomeno di costume, volto glamour di un’Italia che entrava nella modernità attraverso l’intrattenimento televisivo.
Oltre alla carriera, colpisce la loro scelta altruista: nel 2006 decisero di donare in vita l’intero patrimonio a Medici Senza Frontiere. Una decisione motivata dalla convinzione che nel mondo ci fossero persone più bisognose e che il loro successo potesse trasformarsi in un gesto concreto di solidarietà.
Con la scomparsa delle gemelle Kessler si chiude una pagina irripetibile dello spettacolo europeo. Rimangono la memoria di un talento rigoroso, la forza di un sodalizio unico e l’eredità di due artiste che hanno attraversato generazioni senza perdere la grazia con cui erano entrate, giovanissime, nella storia della televisione.
