18 Ottobre 2026, domenica
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Meloni e i ministri sul palco di Napoli: l’affondo di Ruotolo contro “la scena imbarazzante” della campagna elettorale

Il responsabile Informazione del Pd e europarlamentare denuncia i toni e le promesse del centrodestra in vista del voto regionale in Campania. “Non siamo fessi”, avverte Ruotolo, criticando condoni, slogan e pensioni differenziate.

Nel pieno della campagna elettorale per le regionali in Campania, la temperatura politica si è improvvisamente alzata. A far discutere non è solo il confronto sui programmi, ma la scena andata in onda dal palco allestito dal centrodestra a Napoli, dove la presenza compatta della Presidente del Consiglio e di diversi ministri ha dato vita a uno spettacolo che, secondo il Partito Democratico, avrebbe mostrato il volto più estremo della coalizione di governo.

“Li avete visti? Sul palco gridare ‘chi non salta è comunista!’. Mancava solo il ‘siete delle zecche’ rivolto a noi del campo democratico”. È l’attacco frontale di Sandro Ruotolo, responsabile Informazione nella segreteria nazionale del Pd ed europarlamentare, che in una nota ha denunciato senza mezzi termini il clima da stadio e l’impronta divisiva dell’evento.

Ruotolo non si limita alla critica estetica della manifestazione. A suo giudizio, quella a cui Napoli ha assistito non sarebbe stata una semplice tappa elettorale, ma una rappresentazione politica dal sapore retrò: “Sembravano fascistelli in gita. Una scena imbarazzante, da balilla del ventennio catapultati su Marte”. Parole dure, che evocano toni e linguaggi d’epoca evocati come monito e come accusa. L’immagine che tratteggia è quella di un centrodestra compatto e galvanizzato, pronto a trasformare un comizio in un rito identitario, con slogan che puntano a dividere più che a convincere.

Ma oltre ai toni, Ruotolo mette nel mirino anche i contenuti. Il bersaglio principale è la strategia del governo: “Proprio loro, quelli dell’autonomia differenziata, lì a chiedere il voto in Campania”. Un paradosso evidente, suggerisce il dirigente dem, se si considera l’impatto che la riforma dell’autonomia potrebbe avere sulle regioni meridionali, a partire proprio dalla Campania.

Poi c’è la questione delle promesse elettorali, che Ruotolo definisce un repertorio rispolverato a ridosso del voto: condoni, misure last minute e soprattutto la proposta di aumentare di cento euro le pensioni minime limitatamente ai residenti campani. Una scelta che, denuncia il parlamentare europeo, introduce una discriminazione territoriale e appare calibrata più per ottenere consenso immediato che per costruire politiche sociali strutturate.

È qui che arriva il messaggio finale, diretto e asciutto, rivolto alla Presidente del Consiglio: “Presidente Meloni, ca nisciun è fesso”. Una frase che affonda le radici nel linguaggio popolare napoletano, ma che nelle intenzioni di Ruotolo diventa un avvertimento politico. La Campania non sarebbe terra da blandire con slogan identitari né da convincere con misure spot: il voto, sostiene il dirigente del Pd, merita rispetto, serietà e un confronto sui contenuti reali.

Il botta e risposta tra governo e opposizione, in vista della sfida per Palazzo Santa Lucia, si fa dunque sempre più acceso. E l’episodio di Napoli sembra destinato a diventare uno dei simboli di questa campagna elettorale, segnata da tensioni, polemiche e da un conflitto politico che, a una settimana dal voto, promette di intensificarsi ancora.

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