Una rete criminale articolata, una filiera dello spaccio costruita su depositi, corrieri e compiti distinti, un’organizzazione che, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe trasformato Roma in una piattaforma di approvvigionamento e distribuzione di stupefacenti diretti anche verso altre aree del Paese. È questo lo scenario delineato dall’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della procura di Roma, culminata in una vasta operazione della Polizia di Stato: otto le persone arrestate, 14 quelle indagate e oltre 200 i chilogrammi di hashish sequestrati nel corso delle indagini.
Il dato complessivo più significativo è quello relativo alla droga recuperata: 222 chilogrammi di hashish e 300 grammi di cocaina. A questi si aggiunge il denaro contante rinvenuto durante l’esecuzione delle misure cautelari, oltre 185mila euro trovati nell’abitazione di uno dei principali indagati. Un insieme di elementi che, per gli investigatori, contribuisce a delineare le dimensioni del presunto traffico e la capacità economica del gruppo.
L’operazione ha richiesto l’impiego di oltre cento agenti, impegnati nell’esecuzione dei provvedimenti e nelle perquisizioni. Un intervento che arriva al termine di un’attività investigativa avviata nel 2022 e sviluppatasi attraverso la ricostruzione dei presunti canali di approvvigionamento, dei luoghi di custodia della droga e delle modalità utilizzate per trasferire le sostanze ai destinatari.
Il giovane chiamato “Only” e la struttura del gruppo
Al centro dell’inchiesta c’è un giovane conosciuto con i soprannomi di “Only” e “Kong”, indicato dagli investigatori come figura di vertice dell’organizzazione. È attorno al ruolo che gli viene attribuito e ai rapporti tra i diversi componenti del gruppo che si sviluppa una parte rilevante della ricostruzione investigativa.
L’ordinanza del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma descrive una struttura gerarchica, con incarichi definiti e funzioni differenziate. Un’organizzazione che, secondo l’impostazione accusatoria, non si sarebbe limitata a una gestione occasionale dello spaccio, ma avrebbe predisposto un sistema stabile per movimentare e distribuire quantitativi consistenti di stupefacenti.
Tra gli elementi che emergono dall’indagine c’è anche il coinvolgimento di persone molto giovani, compresi minorenni. Un aspetto che aggiunge un ulteriore elemento di complessità alla vicenda e richiama l’attenzione sulla presenza di giovanissimi all’interno delle reti del narcotraffico, dove mansioni operative, disponibilità di denaro e rapporti di subordinazione possono inserirsi in meccanismi criminali strutturati.
La posizione dei singoli indagati dovrà naturalmente essere valutata nelle sedi giudiziarie competenti. L’ordinanza cautelare rappresenta una fase del procedimento e non equivale a una dichiarazione definitiva di responsabilità.
I depositi tra Roma e provincia e la rete dei corrieri
Le indagini, avviate nel 2022, avrebbero consentito di ricostruire un circuito logistico basato su diversi depositi collocati tra la Capitale e il territorio provinciale. Gli stupefacenti sarebbero stati custoditi in questi luoghi prima di essere affidati a corrieri incaricati del trasporto.
È un passaggio centrale nella ricostruzione della presunta attività criminale. La disponibilità di più punti di stoccaggio permette infatti, in linea generale, di distribuire le scorte, organizzare le consegne e gestire la movimentazione delle sostanze attraverso una pluralità di soggetti. Nel caso romano, secondo gli investigatori, questa articolazione avrebbe consentito al gruppo di operare su un bacino territoriale più ampio della sola città.
La dimensione nazionale del traffico rappresenta uno degli aspetti più rilevanti dell’indagine. Roma, per posizione geografica, collegamenti e consistenza del mercato, costituisce un nodo strategico per i flussi di merci e persone. Gli inquirenti ritengono che la rete ricostruita nell’inchiesta sfruttasse proprio una distribuzione organizzata delle attività, con depositi e corrieri inseriti in un sistema coordinato.
Resta da accertare, nelle successive fasi processuali, la portata esatta dei collegamenti, il ruolo attribuibile a ciascun indagato e l’effettiva estensione dei canali di distribuzione contestati.
Hashish, cocaina e denaro: il bilancio dei sequestri
I numeri dell’operazione restituiscono la consistenza materiale dell’inchiesta. Nel corso delle attività investigative sono stati sequestrati complessivamente 222 chilogrammi di hashish e 300 grammi di cocaina. Quantitativi che hanno rappresentato uno degli elementi alla base della ricostruzione del presunto circuito di approvvigionamento e distribuzione.
Il denaro recuperato durante le perquisizioni costituisce un altro capitolo significativo. Nell’abitazione di uno dei principali indagati gli agenti hanno trovato oltre 185mila euro in contanti, suddivisi in confezioni e sparsi sul pavimento della camera da letto. La somma, per consistenza e modalità di conservazione, è ora un elemento da valutare nell’ambito degli accertamenti investigativi sulla provenienza delle disponibilità economiche e sulla loro eventuale connessione con le attività contestate.
Nel corso di un’altra perquisizione domiciliare è stato inoltre recuperato quasi un chilo e mezzo di hashish. Il materiale sequestrato, insieme al denaro e agli altri riscontri raccolti durante l’indagine, concorre a delineare il quadro sul quale si fondano le contestazioni formulate dagli inquirenti.
Un’inchiesta partita nel 2022
L’attività investigativa ha preso avvio nel 2022 e si è sviluppata attraverso un lavoro di ricostruzione dei presunti ruoli interni, dei luoghi utilizzati per custodire le sostanze e delle modalità di trasferimento della droga. Un percorso che ha portato la procura capitolina a coordinare gli approfondimenti attraverso la Direzione distrettuale antimafia, fino all’esecuzione delle misure cautelari.
Il blitz rappresenta il punto di arrivo operativo di questa fase dell’inchiesta, ma non chiude il percorso giudiziario. Saranno gli ulteriori accertamenti e il contraddittorio nelle sedi competenti a chiarire le responsabilità individuali, la reale articolazione della rete e la natura dei rapporti tra le persone coinvolte.
Il quadro delineato dagli investigatori è quello di un’organizzazione che avrebbe puntato su una suddivisione dei compiti e su una rete logistica capace di sostenere la movimentazione di ingenti quantitativi di hashish. Gli arresti e i sequestri segnano un passaggio rilevante nell’attività di contrasto al traffico di stupefacenti nella Capitale. La verifica giudiziaria delle accuse, tuttavia, resta il passaggio decisivo per stabilire quali responsabilità potranno essere effettivamente attribuite ai singoli indagati.

