16 Agosto 2026, domenica
HomeItaliaCronacaTerremoto di Amatrice, condannato l’ex sindaco di Accumoli per il crollo del...

Terremoto di Amatrice, condannato l’ex sindaco di Accumoli per il crollo del campanile: otto mesi

La Corte d’Appello di Roma ha ribaltato la sentenza di primo grado condannando Stefano Petrucci, allora primo cittadino di Accumoli. Assolto il direttore dei lavori Matteo Buzzi. Nel crollo del 2016 morirono quattro persone della stessa famiglia.

A quasi un decennio dal devastante terremoto che nella notte del 24 agosto 2016 distrusse Amatrice e decine di borghi dell’Italia centrale, la giustizia scrive un nuovo capitolo sulla tragedia di Accumoli, uno dei comuni simbolo del sisma. La Corte d’Appello di Roma ha condannato a otto mesi di reclusione l’ex sindaco Stefano Petrucci per il crollo del campanile che, in quella terribile notte, seppellì sotto le macerie una famiglia intera.

L’ex primo cittadino è stato riconosciuto responsabile, seppure con pena sospesa, mentre il direttore dei lavori, Matteo Buzzi, è stato assolto. In primo grado entrambi erano stati assolti, ma i giudici d’appello hanno ritenuto che la posizione del sindaco comportasse un profilo di responsabilità nella mancata sicurezza della struttura.

Il campanile, che si innalzava accanto alla chiesa di San Francesco, crollò sotto le scosse del sisma travolgendo la casa dei Tuccio, una famiglia di quattro persone: madre, padre e due bambini piccoli. Nessuno di loro sopravvisse. Un dramma che colpì profondamente l’Italia intera, diventando una delle immagini simbolo di quella notte in cui più di 300 persone persero la vita tra Lazio, Marche e Umbria.

Secondo l’impianto accusatorio, la torre campanaria versava da tempo in condizioni di fragilità strutturale, note al Comune. Gli inquirenti contestavano all’allora sindaco di non aver disposto interventi di consolidamento o di messa in sicurezza, nonostante le segnalazioni che evidenziavano criticità. Il crollo, provocato dal terremoto, sarebbe stato favorito proprio da quelle carenze.

La Corte d’Appello di Roma ha dunque ribaltato la decisione del Tribunale di Rieti, che nel 2021 aveva assolto entrambi gli imputati ritenendo non dimostrabile il nesso causale tra eventuali omissioni e la tragedia. I giudici di secondo grado, invece, hanno individuato nella condotta del sindaco una responsabilità amministrativa diretta legata al ruolo di garante della pubblica incolumità.

Per Matteo Buzzi, il direttore dei lavori chiamato in causa per presunti errori di progettazione o vigilanza, la Corte ha invece confermato l’assoluzione. Nessuna prova, secondo i magistrati, del suo coinvolgimento nella mancata sicurezza dell’edificio.

La sentenza arriva dopo anni di perizie, sopralluoghi e testimonianze che hanno cercato di ricostruire la storia di una struttura antica, sopravvissuta per secoli e crollata in pochi istanti. Un crollo che resta emblematico della fragilità del patrimonio edilizio italiano e della difficoltà di proteggere i piccoli centri storici da eventi sismici di grande portata.

L’ex sindaco Petrucci, che durante il terremoto aveva vissuto in prima persona la devastazione del suo paese, ha sempre sostenuto di aver agito nel rispetto delle norme e delle risorse disponibili. La condanna a otto mesi, seppur lieve rispetto alle richieste iniziali, segna tuttavia un punto fermo nella vicenda giudiziaria e apre nuove riflessioni sulle responsabilità istituzionali nella gestione del rischio sismico.

Per le famiglie delle vittime, la decisione della Corte rappresenta un atto di giustizia atteso da anni, ma che non potrà restituire ciò che è stato perduto. Ad Accumoli, tra le rovine e i cantieri della ricostruzione, il ricordo della famiglia Tuccio resta inciso nella memoria collettiva come un monito doloroso: la sicurezza non può essere affidata al caso, nemmeno nei luoghi più piccoli e remoti del Paese.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti