8 Luglio 2026, mercoledì
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Castellammare di Stabia, il clan D’Alessandro dietro il servizio ambulanze del 118

L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli svela il controllo della camorra sul trasporto sanitario d’emergenza. Pazienti morti registrati come vivi per aggirare la legge, imprenditori rivali minacciati. Due arresti e sequestro della società coinvolta.

Un servizio pubblico essenziale trasformato in uno strumento di potere e guadagno illecito. A Castellammare di Stabia, il servizio ambulanze del 118 sarebbe finito sotto il controllo del clan camorristico D’Alessandro, storicamente egemone nella zona. L’inchiesta condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli e dai carabinieri del Reparto territoriale di Torre Annunziata ha portato alla luce un sistema capillare di intimidazioni, connivenze e pratiche illecite che hanno permesso alla criminalità organizzata di imporsi anche nel settore del trasporto sanitario.

Secondo gli investigatori, il gruppo D’Alessandro avrebbe gestito di fatto in regime di monopolio le ambulanze destinate al servizio d’emergenza e al trasporto dei pazienti verso l’ospedale San Leonardo, imponendo la propria presenza con minacce e pressioni sugli imprenditori concorrenti. Le indagini hanno documentato come diversi operatori del settore, di fronte a un clima di paura e ritorsioni, siano stati costretti a farsi da parte, lasciando campo libero alla società di facciata riconducibile al clan.

Il controllo del servizio non era soltanto economico ma anche gestionale. In almeno tre episodi accertati tra aprile e luglio 2021, le ambulanze della società sotto inchiesta avrebbero trasferito pazienti già deceduti facendoli risultare formalmente vivi nei registri di uscita dagli ospedali. Una manipolazione che consentiva di eludere la normativa comunale secondo cui il trasporto delle salme spetta esclusivamente alle imprese funebri autorizzate. Un espediente crudele, che secondo gli inquirenti rappresenta solo una parte di un fenomeno più ampio e radicato.

Il quadro delineato dalla Dda di Napoli è quello di un sistema di controllo totale, capace di piegare un servizio pubblico alle logiche del clan. L’obiettivo, spiegano gli investigatori, era garantire una fonte costante di entrate e consolidare la presenza del gruppo sul territorio, proiettandone l’influenza anche in ambiti apparentemente lontani dal traffico di droga o dall’estorsione tradizionale.

Le minacce agli imprenditori rivali, documentate nel corso delle indagini, completano il mosaico. Alcuni operatori economici sarebbero stati avvicinati da uomini ritenuti vicini alla camorra, che li avrebbero invitati esplicitamente a rinunciare alla partecipazione alle gare d’appalto per il servizio di emergenza. Chi non si piegava alle pressioni rischiava ritorsioni dirette o il sabotaggio delle proprie attività.

Al termine dell’inchiesta, il giudice per le indagini preliminari ha disposto due arresti e il sequestro preventivo della società di ambulanze al centro del sistema. In carcere sono finiti un presunto affiliato al clan D’Alessandro e un imprenditore considerato prestanome della cosca. Le accuse, a vario titolo, comprendono trasferimento fraudolento di valori, illecita concorrenza e tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Gli inquirenti hanno ricostruito una rete di rapporti economici e societari che collegava la società di trasporto sanitario direttamente al vertice del gruppo criminale. Le indagini proseguono per chiarire eventuali ulteriori responsabilità e verificare la possibile estensione del controllo del clan su altri settori legati alla sanità locale.

L’operazione, sottolineano fonti investigative, dimostra come la camorra continui a cercare spazi nei servizi pubblici, infiltrandosi nei meccanismi economici della quotidianità e sfruttando le falle del sistema per trasformare l’assistenza sanitaria in un’occasione di profitto illecito. Castellammare di Stabia, ancora una volta, diventa il simbolo di una camorra capace di adattarsi, di cambiare volto, ma di non rinunciare mai al controllo del territorio.

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