2 Luglio 2026, giovedì
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Austria, il piccolo martirio di Kufstein: genitori a processo per la morte del figlio di tre anni

La procura di Innsbruck accusa una coppia di 27enni di omicidio, tortura e sequestro di persona. Il bambino sarebbe morto dopo mesi di violenze, privazioni e fame. Le perizie confermano: erano pienamente imputabili.

Un orrore domestico che scuote l’Austria e lascia senza fiato anche l’opinione pubblica europea. Nel cuore del Tirolo, nel distretto di Kufstein, un bambino di appena tre anni è morto a maggio 2024 dopo mesi di sofferenze, sevizie e privazioni. La procura di Innsbruck ha ora incriminato i genitori, entrambi ventisettenni, con le accuse gravissime di omicidio, tortura e sequestro di persona.

Le indagini hanno svelato uno scenario di crudeltà sistematica e disumana. Secondo la ricostruzione della magistratura, il piccolo sarebbe stato sottoposto per mesi a violenze fisiche e psicologiche nella casa di famiglia, in un contesto di isolamento totale. Gli investigatori parlano di un vero e proprio supplizio, protratto nel tempo e documentato da una mole impressionante di prove: messaggi, fotografie e video rinvenuti sui dispositivi dei genitori, che mostrerebbero i maltrattamenti inflitti al bambino.

Le accuse delineano un quadro agghiacciante. Il piccolo, raccontano gli inquirenti, veniva regolarmente picchiato, legato e rinchiuso in una stanza buia. A volte sarebbe stato costretto a restare nudo per giorni, chiuso dentro un cassetto. La coppia, secondo gli atti, lo avrebbe deliberatamente privato di cibo e acqua, riducendolo a pesare appena sette chilogrammi — meno della metà del peso normale per un bambino della sua età. La morte è sopraggiunta per fame e disidratazione, conseguenze di un trattamento che gli investigatori definiscono “una lenta e consapevole tortura”.

Entrambi i genitori avrebbero ammesso le proprie responsabilità durante gli interrogatori, confermando almeno in parte le accuse. Ma la loro versione dei fatti non attenua l’orrore. La procura ha disposto una perizia psichiatrica per stabilire se i due fossero in grado di intendere e di volere al momento dei fatti. Gli esperti hanno concluso che sì, erano pienamente imputabili, pur affetti da un grave disturbo di personalità con tratti sadici.

Secondo la relazione, la coppia viveva da tempo in condizioni di forte disagio economico e sociale, chiusa in un contesto familiare privo di contatti con l’esterno. In questo isolamento, avrebbero maturato convinzioni deliranti: ritenevano che il bambino fosse “posseduto da un demone” e che rappresentasse la causa delle loro disgrazie. Una convinzione che, unita alla personalità disturbata e all’instabilità emotiva, avrebbe alimentato una spirale di violenza culminata nella tragedia.

Nonostante tali elementi, la perizia esclude qualsiasi incapacità di intendere e di volere, sottolineando che i genitori erano perfettamente consapevoli delle proprie azioni e delle loro conseguenze. Il processo, atteso per le prossime settimane a Innsbruck, si preannuncia tra i più seguiti degli ultimi anni in Austria, non solo per la brutalità del caso ma anche per le domande che solleva sulle falle del sistema di protezione dell’infanzia.

Come è stato possibile che un bambino così piccolo, nel cuore dell’Europa, potesse morire di fame e di violenza in casa propria senza che nessuno intervenisse? È la domanda che oggi scuote l’opinione pubblica austriaca. E mentre la giustizia si prepara a giudicare i responsabili, resta il silenzio terribile di una vittima che, per mesi, ha gridato senza che nessuno ascoltasse.

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