16 Agosto 2026, domenica
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Genova, smantellata una rete di spaccio da laboratorio: 250 dosi al giorno e clienti usati come “tester”

Ventuno mesi di indagini, intercettazioni e pedinamenti hanno portato allo smantellamento di un’organizzazione di venti persone che gestiva un traffico di cocaina e crack in tutta la città. Le donne tossicodipendenti potevano pagare con il proprio corpo o essere usate per testare la qualità della droga.

Era una macchina dello spaccio capillare, efficiente, silenziosa. Una rete di venti persone che ogni giorno, nel cuore di Genova, muoveva fino a 250 dosi di cocaina e crack, raggiungendo i clienti a casa o sul posto di lavoro, perfino in taxi. Un sistema rodato, studiato nei minimi dettagli, che non si è fermato neppure di fronte ad arresti e sequestri. Ora, dopo mesi di indagini, intercettazioni e pedinamenti, la polizia locale ha smantellato l’organizzazione, accusata di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio.

Il blitz è arrivato al termine di un’inchiesta coordinata dalle pm della Direzione distrettuale antimafia Monica Abbatecola e Francesca Rombolà e firmata dalla giudice per le indagini preliminari Nicoletta Guerrero, che ha disposto venti misure cautelari: diciassette arresti in carcere e tre divieti di dimora. Diciotto degli indagati sono di nazionalità senegalese, uno francese e uno gabonese.

L’indagine è partita da una segnalazione di un cittadino, ma presto ha assunto proporzioni ben più ampie. Gli investigatori hanno ricostruito una rete operativa che agiva come una vera e propria impresa criminale. Gli spacciatori si muovevano in auto o, quando necessario, in taxi – il tassista è ora indagato – per consegnare le dosi direttamente ai consumatori abituali. Questi ultimi, definiti “clienti fidelizzati”, venivano raggiunti in ogni quartiere: dal centro storico a Castelletto, da Oregina a Marassi, fino a Molassana e Sampierdarena.

Ogni dose, venduta tra i 15 e i 20 euro, poteva essere pagata in contanti o barattata con oggetti di valore – computer, monili, piccoli elettrodomestici. Ma per molte donne tossicodipendenti, senza denaro né beni, il prezzo diventava il proprio corpo. Secondo quanto emerso dalle intercettazioni, alcune di loro venivano utilizzate come “cavie” per testare la qualità delle nuove partite di stupefacente, fornite da un rifornitore albanese con base a Varazze.

Il traffico, ricostruisce l’ordinanza, si estendeva su un periodo compreso tra aprile 2021 e dicembre 2023. In quel tempo, l’organizzazione aveva messo in piedi sette laboratori per il taglio, la preparazione e il confezionamento della droga. Ogni elemento aveva un ruolo preciso: c’erano i fornitori, i confezionatori, i trasportatori e i venditori al dettaglio. Una struttura gerarchica, in cui l’obiettivo era massimizzare i profitti e garantire continuità, anche nei momenti di pressione investigativa.

Le intercettazioni raccontano un traffico che non si è mai interrotto: neppure dopo i primi sequestri o gli arresti parziali, l’attività di spaccio si è fermata. In caso di nuovi arrivi di droga, la prima dose veniva offerta gratis ai clienti più assidui, per verificarne la qualità. Una strategia di marketing criminale, tanto spietata quanto efficace.

L’inchiesta, sottolineano gli investigatori, ha messo in luce un sistema di spaccio evoluto, in grado di adattarsi a ogni difficoltà logistica o investigativa. L’uso di telefoni dedicati, i continui cambi di veicolo e il ricorso al servizio taxi per le consegne avevano permesso all’organizzazione di agire con discrezione e rapidità, mimetizzandosi nel tessuto urbano della città.

Con l’operazione conclusa, gli inquirenti ritengono di aver disarticolato una delle reti di spaccio più radicate e attive sul territorio genovese. Ma il lavoro non si ferma: le indagini proseguono per risalire alla filiera dei rifornimenti e ai canali di approvvigionamento che alimentavano il mercato della droga nella riviera ligure.

Quella che si è chiusa con venti misure cautelari è solo l’ultima tappa di un lungo percorso investigativo che ha svelato non solo un vasto traffico di stupefacenti, ma anche la crudele logica di un sistema che sfruttava la dipendenza per alimentare il proprio business. Un meccanismo in cui ogni dose, ogni corpo, ogni gesto aveva un prezzo. E in cui la disperazione, come spesso accade, era la prima merce di scambio.

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