6 Ottobre 2026, martedì
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Liste d’attesa infinite e cure negate: quasi sei milioni di italiani rinunciano alla salute

Nel 2024 un cittadino su dieci ha rinunciato a visite o terapie per tempi troppo lunghi, costi elevati o difficoltà di accesso. L’Istat lancia l’allarme: le donne e gli anziani i più penalizzati, mentre cresce il divario tra Nord e Sud.

Un’Italia che aspetta, e che sempre più spesso si arrende. Nel 2024 quasi sei milioni di persone hanno rinunciato a curarsi. Non per scelta, ma perché il sistema sanitario non riesce più a rispondere ai bisogni dei cittadini. Liste d’attesa interminabili, costi insostenibili, ospedali lontani o inaccessibili: è il ritratto di un Paese in cui la salute, da diritto universale, rischia di diventare un privilegio.

Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Istat, il 9,9% degli italiani ha dichiarato di non aver potuto sottoporsi a visite, controlli o trattamenti medici per motivi legati ai tempi di attesa, alle difficoltà economiche o ai disagi logistici. In numeri assoluti, significa 5,8 milioni di persone, con un incremento di un milione e trecentomila unità rispetto al 2023.

Liste d’attesa, il nodo che soffoca il sistema

La causa principale di questa rinuncia resta la lunghezza delle liste d’attesa, un problema che si è aggravato di anno in anno. Il 6,8% della popolazione cita i tempi eccessivi come motivo della mancata cura: era il 4,5% nel 2023 e appena il 2,8% nel 2019. Una crescita costante, che fotografa la crisi profonda di un sistema pubblico incapace di garantire prestazioni nei tempi previsti e di contenere la fuga verso il privato.

Dietro questi numeri si nasconde una realtà quotidiana fatta di visite specialistiche prenotate con mesi di anticipo, di esami diagnostici che arrivano troppo tardi, di interventi rinviati a tempo indeterminato. E spesso, quando la salute non può aspettare, l’unica alternativa resta pagare.

Le più penalizzate: donne e anziani

Il presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli, ha sottolineato come il fenomeno colpisca in modo particolare le donne, che rinunciano alle cure nel 7,7% dei casi. L’incidenza cresce con l’età: tra i 45 e i 64 anni la percentuale sale al 9,4%, mentre tra gli over 65 raggiunge il 9,2%.

La combinazione di fragilità fisica, isolamento e difficoltà economiche rende gli anziani i più vulnerabili. Ma anche tra gli adulti si consolida una tendenza preoccupante: l’8,3% rinuncia a curarsi, segno di un disagio crescente che non riguarda più solo le fasce più deboli.

Nord e Sud, un divario che non si colma

A rendere ancora più complesso il quadro è la distanza, ormai strutturale, tra le diverse aree del Paese. Nel 2024 ha rinunciato a curarsi il 6,9% dei residenti del Nord, il 7,3% di quelli del Centro e il 6,3% nel Mezzogiorno. Numeri che, pur variando di poco, mostrano un trend comune: rispetto a cinque anni fa, le percentuali sono più che raddoppiate.

La geografia della salute racconta un’Italia a più velocità. Al Nord le strutture reggono meglio ma faticano a rispondere alla domanda crescente; al Sud, dove l’offerta sanitaria è già più fragile, le distanze e la carenza di personale accentuano l’esclusione di intere fasce di popolazione.

Un’emergenza silenziosa

Dietro le percentuali, le storie: chi rimanda una visita cardiologica perché l’appuntamento è a sei mesi, chi rinuncia a un esame oncologico perché non può permettersi il ticket o il viaggio in un’altra città, chi accetta il rischio di non curarsi pur di non pesare sulla famiglia. È una rinuncia silenziosa, quotidiana, che pesa sulla qualità della vita e che mina uno dei principi fondanti del welfare italiano.

L’Istat avverte che, senza un intervento strutturale sul sistema delle liste d’attesa e senza un deciso potenziamento dell’assistenza territoriale, la forbice continuerà ad allargarsi. Il rischio, sempre più concreto, è che il diritto alla salute resti solo sulla carta, trasformandosi in un privilegio riservato a chi può permetterselo.

In attesa di una riforma, milioni di italiani continuano ad aspettare. E intanto, a rinunciare.

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