Israele ha confermato che il corpo restituito da Hamas nella serata di martedì appartiene a Itay Chen, soldato dell’Idf e cittadino israelo-americano. La notizia, diffusa dall’ufficio del premier Benyamin Netanyahu e riportata dal sito Ynet, chiude un capitolo doloroso per il Paese: Chen era l’ultimo ostaggio con cittadinanza statunitense ucciso nella Striscia di Gaza.
La bara del giovane militare è stata consegnata alla Croce Rossa internazionale, che ha coordinato l’operazione di restituzione con le autorità israeliane. Con il rimpatrio dei suoi resti, restano ancora sette corpi di ostaggi israeliani trattenuti a Gaza, tra cui quello di un soldato caduto durante la guerra del 2014 tra Israele e Hamas.
Sul piano diplomatico, Washington continua a esercitare pressioni su Israele affinché autorizzi il passaggio sicuro di circa duecento militanti di Hamas, che secondo le informazioni d’intelligence si troverebbero ancora nascosti nei tunnel nel sud della Striscia, oggi sotto controllo israeliano. Gli Stati Uniti hanno inoltre presentato a diversi membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu una bozza di risoluzione che prevede la creazione di una forza internazionale di sicurezza a Gaza, con un mandato di almeno due anni, per garantire la stabilità e la ripresa dell’area.
Mentre la diplomazia si muove su binari lenti e complessi, sul terreno Israele rafforza la sicurezza ai propri confini. Il ministro della Difesa Israel Katz ha ordinato all’Idf di dichiarare la zona di frontiera tra Israele ed Egitto “area militare chiusa”, adottando misure straordinarie per fronteggiare la crescente minaccia del contrabbando di armi e droga attraverso droni e tunnel sotterranei.
Il Times of Israel riferisce che Katz ha disposto anche una revisione delle regole di ingaggio, con l’obiettivo di permettere alle forze armate di reagire in modo più tempestivo e mirato agli episodi di infiltrazione e traffico illecito.
Il capo di Stato maggiore Eyal Zamir ha impartito nuove direttive operative ai reparti di frontiera, chiedendo di concentrare risorse e tecnologia di sorveglianza per individuare i punti sensibili e neutralizzare le reti criminali che sfruttano la porosità del confine per rifornire gruppi armati nella Striscia.
A Tel Aviv, Katz ha riunito i vertici dell’esercito, della polizia e dello Shin Bet, i servizi di sicurezza interni, per delineare un piano integrato di contrasto ai traffici, che prevede un maggiore impiego di droni di sorveglianza, pattugliamenti congiunti e sistemi radar per individuare voli non autorizzati lungo la frontiera.
Il ritorno del corpo di Itay Chen rappresenta un atto di pietà atteso da mesi dalle autorità israeliane e dalla sua famiglia. Ma mentre Israele chiude una ferita umana, apre un nuovo fronte operativo: quello del controllo del traffico d’armi, oggi ritenuto una delle principali minacce alla sicurezza nazionale e un nodo cruciale per la stabilità dell’intera regione.
