2 Ottobre 2026, venerdì
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Entrate fiscali in crescita: nei primi nove mesi del 2025 lo Stato incassa 426,9 miliardi di euro

Secondo i dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze, le entrate tributarie aumentano del 2% rispetto al 2024. Trainano le imposte indirette, mentre le dirette restano quasi stabili. Ma i dati Istat segnalano un rallentamento dei consumi, con volumi d’acquisto in calo.

Il gettito fiscale italiano continua a crescere, seppure a ritmo moderato. Nei primi nove mesi del 2025, le entrate tributarie dello Stato hanno raggiunto quota 426,9 miliardi di euro, con un incremento di 8,4 miliardi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, pari a una variazione positiva del 2%. A renderlo noto è il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef), che sottolinea come il risultato rifletta un andamento complessivamente favorevole del sistema di riscossione, pur in un contesto macroeconomico non privo di incertezze.

Nel dettaglio, il quadro evidenzia due dinamiche differenti tra le principali componenti del gettito. Le imposte dirette – che comprendono, tra le altre, Irpef, Ires e addizionali – si attestano a 241,969 miliardi di euro, in aumento di 807 milioni rispetto al 2024, pari a una crescita contenuta dello 0,3%. Una stabilità che, secondo il Mef, rispecchia l’evoluzione moderata dei redditi e la sostanziale costanza della base imponibile.

Decisamente più vivace, invece, l’andamento delle imposte indirette, che raggiungono 184,982 miliardi di euro, con un incremento di 7,589 miliardi, pari a +4,3% su base annua. Un risultato trainato principalmente dall’Iva, che continua a rappresentare la principale voce di entrata per l’erario, e dall’andamento positivo delle accise su carburanti e tabacchi.

Il ministero, nella nota ufficiale, sottolinea che il trend delle entrate è sostenuto in particolare dalla componente legata ai consumi, ma invita a leggere i dati con cautela. A fronte di un aumento nominale del gettito, infatti, le ultime rilevazioni dell’Istat segnalano un rallentamento dei consumi interni, con una flessione nei volumi d’acquisto sia per i beni alimentari che per quelli non alimentari.

Il valore complessivo delle vendite cresce, ma solo per effetto dell’inflazione e non per un aumento reale della spesa delle famiglie. In termini di quantità, dunque, gli italiani comprano meno: un segnale che potrebbe tradursi nei prossimi mesi in una frenata più marcata anche per le imposte indirette, qualora il potere d’acquisto continuasse a erodersi.

Nel complesso, i dati diffusi dal Mef delineano un quadro a due velocità: da un lato la tenuta del gettito fiscale, sostenuta da prezzi elevati e da un’economia che, pur rallentata, non si è fermata; dall’altro la persistente debolezza dei consumi reali, che mette in luce le difficoltà strutturali di molte famiglie e l’impatto del caro vita sul mercato interno.

In un contesto europeo in cui la crescita resta fragile e i margini di bilancio sono stretti, la stabilità delle entrate rappresenta per il governo un elemento di equilibrio, ma anche una sfida. Il gettito aumenta, ma lo fa più per effetto dei prezzi che per un reale dinamismo economico.

Le prossime rilevazioni, attese per la chiusura dell’anno, saranno dunque decisive per capire se il trend del 2025 potrà consolidarsi o se l’effetto combinato tra inflazione in discesa e consumi in calo finirà per pesare sui conti pubblici. In gioco non c’è solo la tenuta delle entrate, ma la capacità del Paese di sostenere la crescita senza gravare ulteriormente su imprese e famiglie.

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