6 Ottobre 2026, martedì
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Brutale aggressione a Capena, tre arresti per l’omicidio del giostraio Stefano Cena

Dopo un mese di indagini serrate, i Carabinieri di Monterotondo hanno eseguito tre custodie cautelari in carcere. I giovani, tra i 19 e i 24 anni, sono gravemente indiziati dell’omicidio volontario aggravato in concorso.

Un diverbio nato per futili motivi, un’escalation di violenza che in poche ore si è trasformata in tragedia. È la sera del 5 ottobre quando, a Capena, in provincia di Roma, il giostraio Stefano Cena, 43 anni, viene aggredito brutalmente da un gruppo di giovani. Dopo nove giorni di agonia, l’uomo morirà il 14 ottobre, lasciando sotto shock la comunità locale.

A poco meno di un mese dai fatti, l’attività investigativa condotta dai Carabinieri della Compagnia di Monterotondo, sotto la direzione e il coordinamento della Procura della Repubblica di Tivoli, ha portato a un primo importante risultato. Nelle prime ore di questa mattina, su disposizione del GIP del Tribunale di Tivoli, i militari hanno eseguito tre ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di due 19enni e di un 24enne italiani, tutti gravemente indiziati del reato di omicidio volontario aggravato in concorso. Gli arrestati sono stati condotti nella Casa Circondariale di Rebibbia e messi a disposizione dell’Autorità giudiziaria.

Le indagini – che restano tuttora in corso, anche per identificare altri eventuali partecipanti alla violenta aggressione – sono state caratterizzate da un lavoro investigativo intenso e capillare. I Carabinieri della Stazione di Capena e della Sezione Operativa della Compagnia di Monterotondo, diretti dal Pubblico Ministero, hanno utilizzato strumenti tecnologici di ultima generazione, tra cui sistemi di videosorveglianza, analisi telefoniche e accertamenti tecnici, uniti alle tradizionali attività sul campo e alle testimonianze raccolte.

Secondo quanto ricostruito, la lite sarebbe scoppiata già nel pomeriggio, quando tra la vittima e uno dei futuri aggressori sarebbe nata una discussione banale. In serata, la tensione è riesplosa: la contesa ha coinvolto anche i familiari di Cena e, nel giro di pochi minuti, si è trasformata in una violenza cieca e collettiva.

Stefano Cena, giostraio di Capena, era stato circondato e colpito ripetutamente da un gruppo di giovani, tra cui i tre arrestati. I ragazzi, secondo gli investigatori, lavoravano presso la giostra gestita dal fratello della vittima. Nonostante le ferite, Cena era riuscito inizialmente a divincolarsi e a mettersi in salvo, ma, notando la moglie in pericolo, era tornato indietro per soccorrerla. È in quel momento che la furia del branco si sarebbe scatenata di nuovo: l’uomo è stato atterrato e colpito con violenza in più parti del corpo, anche in zone vitali.

L’intervento tempestivo dei Carabinieri, allertati da alcuni testimoni, ha impedito che la situazione degenerasse ulteriormente. I militari hanno infatti bloccato l’inseguimento che gli aggressori avevano già intrapreso contro il figlio della vittima, accorso per difendere i genitori.

Il Procuratore della Repubblica di Tivoli ha definito l’azione investigativa “decisa, rapida e incisiva”, sottolineando la professionalità e l’efficacia dell’operato dei Carabinieri, che in poche settimane sono riusciti a ricostruire la dinamica dei fatti e a raccogliere elementi indiziari a carico dei presunti responsabili.

Gli inquirenti proseguono ora le indagini per individuare tutti i soggetti coinvolti nel drammatico episodio, che ha sconvolto una comunità e acceso i riflettori sulla spirale di violenza che, troppo spesso, nasce da contrasti di poco conto e degenera in tragedia.

Come previsto dalla legge e nel rispetto dei diritti degli indagati, va ricordato che le persone raggiunte dal provvedimento cautelare sono da ritenersi presunte innocenti fino a un definitivo accertamento di colpevolezza con sentenza irrevocabile.

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