15 Febbraio 2026, domenica
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Scontro diplomatico ad Ankara: Erdogan accusa Israele di “genocidio”, Merz difende il diritto all’autodifesa

Durante la visita ufficiale del cancelliere tedesco Friedrich Merz in Turchia, il presidente Recep Tayyip Erdogan usa parole durissime su Gaza. Divergenze profonde tra Ankara e Berlino sul conflitto mediorientale

Un incontro segnato da toni accesi e divergenze profonde quello avvenuto ad Ankara tra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, in visita ufficiale in Turchia. Nella conferenza stampa congiunta, il capo di Stato turco ha definito quanto accade nella Striscia di Gaza un “genocidio”, riferendosi alle operazioni militari condotte da Israele dopo l’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023.

Le parole di Erdogan hanno immediatamente fatto risuonare l’eco della tensione diplomatica. “A Gaza – ha dichiarato – è in corso un genocidio. Non si può restare in silenzio di fronte alla sofferenza di un popolo intero.” Una posizione netta, coerente con la linea che Ankara mantiene da mesi sul conflitto, e che evidenzia una distanza significativa rispetto a quella del governo tedesco.

Il cancelliere Merz, riporta il quotidiano Bild, ha evitato di replicare direttamente alla dura accusa del leader turco, scegliendo un registro più diplomatico. Ha preferito ringraziare Erdogan per il ruolo svolto dalla Turchia nel favorire l’accordo che ha portato al rilascio di alcuni ostaggi israeliani, sottolineando l’importanza del dialogo e della cooperazione per la stabilità della regione.

Nel suo intervento, Merz ha definito l’attacco del 7 ottobre “il punto di partenza di questa tragedia” e ha ribadito con fermezza “il diritto di Israele all’autodifesa”, riaffermando la posizione storica della Germania a sostegno della sicurezza dello Stato ebraico.

Il confronto tra i due leader ha così messo in luce la distanza tra Ankara e Berlino sulla gestione della crisi mediorientale. Erdogan, che da mesi accusa Israele di “uso sproporzionato della forza” e di “violazione dei diritti umani”, insiste sulla necessità di un cessate il fuoco immediato e di un riconoscimento concreto della causa palestinese. Merz, al contrario, difende la linea europea e atlantica che continua a considerare la sicurezza di Israele una priorità assoluta, pur chiedendo la tutela dei civili e l’apertura di corridoi umanitari.

Dietro lo scambio di dichiarazioni si intravede un confronto più profondo: quello tra due visioni opposte del Medio Oriente. Da una parte, la Turchia di Erdogan, che punta a riaffermare un ruolo da protagonista nel mondo musulmano e nelle mediazioni regionali; dall’altra, la Germania di Merz, saldamente ancorata all’alleanza con Israele e alla linea comune dell’Unione Europea.

La visita ad Ankara, nata con l’obiettivo di rilanciare la cooperazione economica e discutere dei flussi migratori, si è così trasformata in un palcoscenico politico in cui le divergenze sul conflitto israelo-palestinese sono emerse con forza.

Per Erdogan, le sofferenze di Gaza restano un simbolo dell’ingiustizia internazionale. Per Merz, la sicurezza di Israele è un principio non negoziabile. Due visioni inconciliabili che, ancora una volta, confermano quanto la crisi mediorientale resti un terreno di scontro non solo militare ma anche diplomatico, capace di mettere alla prova gli equilibri tra Europa e Turchia.

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