9 Ottobre 2026, venerdì
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Università, le opposizioni unite contro la riforma del governo: “A rischio l’autonomia degli atenei”

Domani alla Camera dei Deputati conferenza stampa congiunta di PD, M5S, AVS e Italia Viva contro il disegno di legge 1518 e le modifiche a ANVUR, CUN e governance universitaria. Al centro del dibattito l’abolizione dell’Abilitazione Scientifica Nazionale e la deriva localistica nel reclutamento dei docenti.

Domani, giovedì 30 ottobre, alle ore 11.30, la sala stampa della Camera dei Deputati ospiterà una conferenza congiunta delle principali forze di opposizione dedicata al futuro dell’università italiana e alle riforme avviate dal governo. L’incontro, promosso da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia Viva, si propone di lanciare un fronte comune contro il disegno di legge 1518 e le misure annunciate in tema di valutazione e governance accademica.

A prendere la parola saranno Alfredo D’Attorre per il Partito Democratico, Antonio Caso per il Movimento 5 Stelle, Elisabetta Piccolotti per Alleanza Verdi e Sinistra e Davide Faraone per Italia Viva. I quattro parlamentari illustreranno la posizione unitaria delle opposizioni su un pacchetto di riforme che, secondo loro, rischia di compromettere l’autonomia e la qualità del sistema universitario.

Il cuore della contestazione è rappresentato dal disegno di legge governativo 1518, che prevede l’abolizione dell’Abilitazione Scientifica Nazionale, introdotta nel 2010 come filtro di merito per l’accesso ai ruoli di professore associato e ordinario. Una misura che, secondo i promotori della conferenza, aprirebbe la strada a un reclutamento più frammentato e condizionato dalle logiche locali dei singoli atenei, riducendo la trasparenza delle procedure e minando il principio di valutazione nazionale.

Ma nel mirino delle opposizioni non c’è solo il Ddl 1518. Oggetto di forte preoccupazione sono anche le riforme in cantiere riguardanti l’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca), il CUN (Consiglio Universitario Nazionale) e la governance complessiva degli atenei. Cambiamenti che, se approvati, modificherebbero in profondità il sistema di controllo e di autogoverno dell’università pubblica, con un accentramento di poteri giudicato da molti incompatibile con i principi di autonomia e libertà accademica sanciti dalla Costituzione.

Secondo i partiti d’opposizione, l’intervento del governo si muove in una direzione che rischia di “snaturare” il modello universitario italiano, spostando l’asse decisionale verso i vertici ministeriali e riducendo la partecipazione delle comunità accademiche. L’eliminazione dell’Abilitazione Scientifica Nazionale, in particolare, verrebbe a privare il sistema di un meccanismo di garanzia che negli ultimi anni ha contribuito a uniformare gli standard di valutazione e a limitare le pratiche di favoritismo locale.

La conferenza stampa di domani intende dunque portare il tema al centro del dibattito politico e parlamentare, richiamando l’attenzione sull’impatto che queste misure potrebbero avere non solo sul reclutamento dei docenti, ma anche sulla libertà di ricerca, sulla qualità della didattica e sulla capacità delle università italiane di competere a livello internazionale.

In un contesto segnato da croniche carenze di finanziamento e da un progressivo impoverimento del personale accademico, le opposizioni chiedono che ogni intervento di riforma venga discusso in modo aperto e trasparente, coinvolgendo la comunità scientifica e le rappresentanze universitarie.

Il confronto di domani alla Camera sarà dunque non solo un atto politico, ma anche un segnale di mobilitazione culturale e civile a difesa di uno dei pilastri del sistema pubblico italiano: l’università come spazio libero, autonomo e indipendente, fondato sul merito e sul sapere.

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