Dopo quasi tre decenni di silenzi, indagini senza esito e una ferita mai rimarginata per la comunità, il caso del duplice omicidio di Rosolina, in provincia di Rovigo, torna davanti alla giustizia. La Procura della Repubblica di Rovigo ha disposto il rinvio a giudizio di Karel Dusek, cittadino ceco di 48 anni, accusato di aver ucciso, il 29 giugno 1997, una madre e la figlia nel bar che le due donne gestivano nel centro del paese.
Il processo, che si aprirà il 13 marzo davanti alla Corte d’Assise di Rovigo, segna la riapertura ufficiale di un cold case che per anni aveva lasciato gli inquirenti senza risposte. Secondo l’accusa, Dusek avrebbe aggredito le due vittime con un bastone, colpendole più volte fino a ucciderle, per poi impossessarsi dell’incasso del locale, pari a circa 400mila lire.
Il delitto, avvenuto in una tranquilla località del basso Polesine, sconvolse all’epoca l’intera comunità di Rosolina. Le due donne, molto conosciute in paese, gestivano da tempo quel bar, punto di ritrovo abituale per residenti e turisti. La brutalità dell’aggressione e l’assenza di un movente chiaro resero fin da subito difficile il lavoro degli investigatori. Le indagini, condotte allora dai carabinieri, si concentrarono su varie piste, ma nessuna portò a un sospettato concreto.
A distanza di 27 anni, la svolta è arrivata grazie al riesame di alcuni elementi raccolti all’epoca e mai del tutto chiariti. La Procura, dopo un lungo lavoro di ricostruzione, ha ritenuto di poter sostenere l’accusa nei confronti di Dusek, che all’epoca dei fatti si trovava in zona per motivi di lavoro stagionale. Secondo l’impianto accusatorio, l’uomo avrebbe agito da solo e il suo gesto sarebbe stato dettato dal desiderio di impossessarsi del denaro custodito nella cassa.
Il rinvio a giudizio rappresenta un passo importante per restituire, dopo quasi trent’anni, una possibile verità a un caso che aveva lasciato un segno profondo nella memoria collettiva. Le famiglie delle vittime e l’intera comunità di Rosolina attendono ora che il processo possa finalmente fare luce su uno degli episodi più tragici e misteriosi della cronaca polesana.
La Corte d’Assise di Rovigo sarà chiamata a esaminare le prove raccolte e a stabilire se, dopo 27 anni, la giustizia potrà restituire un nome e un volto al colpevole di quel duplice delitto che, per troppo tempo, era rimasto senza risposta.
